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Cina, testata nucleare sotterranea per deviare gli asteroidi

La difesa contro gli asteroidi diretti verso la Terra torna al centro degli studi cinesi, e stavolta con un approccio che sembra uscito dritto da un film di fantascienza. I ricercatori della China Academy of Launch Vehicle Technology, sigla CALT, stanno lavorando a una strategia che ricorda da vicino quella immaginata in Armageddon, dove una testata veniva piazzata in profondità dentro il corpo celeste per poi farlo saltare in aria. L’idea, per quanto scenografica, poggia su un ragionamento che ha un suo senso tecnico.

Il cinema, va detto, non è mai stato particolarmente rispettoso delle leggi della fisica. Basta pensare a come vengono rappresentati i movimenti delle astronavi, spesso in barba a qualsiasi principio aerodinamico e aerospaziale. Eppure, ogni tanto, tra un’esagerazione e l’altra, salta fuori un’intuizione che vale la pena approfondire. E la difesa planetaria sembra essere uno di quei casi in cui la finzione ha anticipato, o quantomeno stimolato, la ricerca vera.

Perché una collisione potrebbe non bastare

Il nodo del problema è tutto qui. Se un asteroide venisse individuato con poco anticipo, una semplice spinta cinetica o un impatto sulla superficie potrebbero rivelarsi insufficienti a deviarne la traiettoria. Il tempo, in questi scenari, conta parecchio. Meno margine si ha, più drastica deve essere la soluzione. E oltre alla potenza dell’esplosione entra in gioco un fattore spesso sottovalutato, ovvero quanta energia riesce davvero a trasferire all’asteroide quel colpo. Perché un conto è colpire, un altro è colpire in modo efficace.

Ed è proprio su questo punto che i ricercatori della CALT puntano. La loro proposta ruota attorno alla perforazione, in pieno stile Bruce Willis. Il piano è tutt’altro che semplice da mettere in pratica. Prevede che una prima sonda raggiunga la superficie dell’asteroide e scavi un cratere profondo fino a circa 30 metri. A quel punto entrerebbe in gioco una seconda navicella, incaricata di depositare all’interno di quel foro una testata nucleare da 3 megatoni.

Detonazione in profondità invece che in superficie

La differenza sostanziale sta proprio nel punto in cui avviene l’esplosione. Far detonare la bomba nucleare sottoterra, invece che sulla superficie, cambia radicalmente il modo in cui l’energia si propaga all’interno del corpo celeste. Confinare la deflagrazione nel sottosuolo dell’asteroide significa massimizzare il trasferimento di energia, aumentando le probabilità di frantumare o deviare l’oggetto in modo decisivo. Sulla carta, un metodo capace di sfruttare al meglio ogni singolo megatone disponibile.

Resta il fatto che parliamo di una missione dalla complessità enorme. Far arrivare due navicelle distinte fino a un corpo celeste in movimento, coordinarne le operazioni, perforare una superficie di cui si conosce poco e piazzare con precisione una testata a decine di metri di profondità sono tutte sfide ingegneristiche di prim’ordine. La China Academy of Launch Vehicle Technology ci crede, e il concetto ricalca in modo sorprendentemente fedele quello che il grande schermo aveva mostrato anni fa.

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