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Blade Runner 2099 su Prime Video: la serie che sembra un film

Blade Runner 2099 debutta il 25 novembre su Prime Video e sceglie una strada precisa: raccontare una storia completa, chiusa, pensata più come un lungo film che come la classica serie a puntate. La sensazione, guardando le prime immagini, è quella di trovarsi davanti a qualcosa che vuole mantenere il respiro cinematografico dei due lungometraggi che l’hanno preceduta. Non un accumulo di episodi slegati, ma un racconto che punta a stare in piedi da solo, dall’inizio alla fine.

A quasi dieci anni di distanza da Blade Runner 2049, si torna dentro l’universo distopico nato dalla mente di Philip K. Dick. E le cose, nel frattempo, sono cambiate parecchio. Lo si capisce già dal trailer, che mostra un mondo diverso, segnato dal tempo che è passato e da nuovi equilibri tra chi comanda e chi subisce.

Un sequel che continua il rapporto tra umani e replicanti

La nuova produzione si pone come sequel rispetto agli eventi che hanno segnato lo scontro, o forse sarebbe più giusto dire la convivenza difficile, tra umani e replicanti. È il cuore pulsante di tutta la saga, quel confine sfumato tra chi è vivo davvero e chi è stato costruito per somigliare troppo agli esseri umani. Il trailer lascia intendere che questo tema resti centrale, ma calato in un contesto che si è evoluto rispetto a quanto visto finora.

La scelta di trattare Blade Runner 2099 come un unico blocco narrativo, quasi fosse un film dilatato, dice molto sull’ambizione del progetto. Chi ha amato i toni lenti, malinconici e visivamente curatissimi dei film sa bene quanto sia complicato tradurre quell’atmosfera in una serie. Qui la promessa sembra proprio quella: non tradire lo spirito originale, ma allargarlo su un formato diverso senza perdere la coerenza del racconto.

L’appuntamento, insomma, è fissato per il 25 novembre. Da quella data il pubblico potrà finalmente scoprire dove porta questa nuova tappa del viaggio, quanto pesa il legame con Blade Runner 2049 e in che modo la miniserie proverà a rimettere mano a un immaginario che, ormai, appartiene alla storia della fantascienza.

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