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Chrome macOS, estensioni lente fino a 60 secondi: Google indaga

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Chi usa Chrome per macOS in queste settimane se ne sarà accorto senza bisogno di leggere alcun bollettino tecnico, perché le estensioni del browser hanno cominciato a caricarsi con una lentezza difficile da ignorare. Un bug presente nell’ultima versione del programma sta allungando i tempi di avvio degli strumenti installati, e non di qualche frazione di secondo. Si parla, nei casi peggiori, di attese che arrivano fino a 60 secondi prima che l’estensione risulti finalmente operativa. Google ha confermato di essere al corrente della situazione e ha aperto un’indagine interna. Il malfunzionamento è descritto in una discussione tecnica pubblica dedicata alle segnalazioni sul browser, dove diversi utenti hanno raccolto esperienze simili. Al momento il problema sembra circoscritto alla versione per il sistema operativo di Apple e non tocca né Chrome su Windows né le varianti per dispositivi mobili.

Un minuto di attesa prima che le estensioni rispondano

Le prime segnalazioni sono comparse la settimana scorsa e il quadro che ne esce è abbastanza uniforme. Estensioni che di norma si attivano quasi istantaneamente restano invece in una sorta di limbo, immobili, per un tempo che può arrivare a un intero minuto. Poi, all’improvviso, tutto torna a funzionare come se niente fosse. A farne le spese sono soprattutto i gestori di password, quelli che si occupano del completamento automatico delle credenziali quando si apre la pagina di accesso di un sito. È il tipo di strumento che per sua natura deve rispondere subito, altrimenti diventa più veloce digitare a mano. Tra tutti, 1Password risulta il più colpito, tanto che l’azienda si è mossa direttamente per chiarire la posizione: il rallentamento non dipende dal proprio software ma da un aggiornamento del browser che ha alterato le prestazioni delle estensioni. Curiosamente, qualche segnalazione arriva anche da altre piattaforme, ma in modo sporadico e non uniforme. Questo rende complicato capire quali siano le condizioni esatte che innescano il bug, perché non tutti gli utenti con la stessa configurazione lo incontrano allo stesso modo.

L’ipotesi sulla gestione delle priorità e la soluzione provvisoria

Tra le spiegazioni circolate, quella che sembra più solida riguarda il modo in cui Google Chrome assegna la priorità ai processi attivi. In pratica il browser potrebbe relegare il caricamento delle estensioni in fondo alla lista delle cose da fare, facendole partire solo quando tutto il resto è già stato sistemato. Resta però un’ipotesi non confermata da Google, che finora non ha indicato pubblicamente la causa tecnica.

Il fenomeno si manifesta in prevalenza su macOS 26, altro elemento che restringe il campo delle possibili responsabilità. L’azienda ha comunque riconosciuto apertamente il disservizio con una dichiarazione che lascia intendere una certa urgenza: «Stiamo continuando a indagare su questo problema come una priorità e ho anche chiesto al team di valutare tutte le opzioni, compresa la possibilità di estendere ulteriormente la distribuzione dell’esperimento. Ci assicureremo di condividere ulteriori aggiornamenti in questa discussione non appena saranno disponibili». Il riferimento all’esperimento è interessante, perché suggerisce che il rallentamento possa essere legato a una funzionalità distribuita solo a una parte degli utenti, il che spiegherebbe perché non tutti se ne accorgano.

Cosa possono fare gli utenti nell’attesa di una correzione

Chi non ha voglia di aspettare una patch ufficiale ha già trovato una scappatoia. Alcuni utenti hanno segnalato che attivare il flag PMLoadingPageVoter all’interno delle impostazioni sperimentali del browser riesce a eliminare il ritardo nel caricamento delle estensioni. La modifica si applica dalla sezione dedicata alle opzioni nascoste di Chrome ed è reversibile in qualsiasi momento. Va però detto con chiarezza che si tratta di un intervento su una funzione non stabile, pensata per test interni e non per l’uso quotidiano. Attivarla può comportare comportamenti imprevisti del browser e non c’è alcuna garanzia che continui a funzionare dopo i prossimi aggiornamenti. Per chi preferisce non rischiare, l’alternativa è convivere con l’attesa finché Google non distribuirà la correzione definitiva.

Fonte: TecnoAndroid

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