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ul sito ufficiale della Casa Bianca è comparsa una sezione dedicata ai videogiochi, e il risultato è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da un’operazione firmata dall’amministrazione di Donald Trump. Il 4 settembre è andata online una pagina chiamata Arcade con cinque titoli costruiti attorno ai punti principali del programma presidenziale, dal muro con il Messico alla nutrizione nelle scuole. Cloni dichiarati di classici degli anni passati, con una qualità tecnica che definire modesta è generoso, ma il punto non sembra affatto essere quello.
Si comincia con Flappy Bill, copia piuttosto scoperta del celebre Flappy Bird di Dong Nguyen, dove al posto dell’uccellino c’è un’aquila americana che trasporta una proposta di legge svolazzando tra i monumenti di Washington DC. Poi arriva Supply Line, dedicato al tema dell’alimentazione: si controlla un pugile che prende a pugni il cibo spazzatura servito nelle mense scolastiche e lascia passare invece gli alimenti considerati sani, il tutto sotto lo slogan “Make America Healthy Again”. Il terzo, Trump Savings Tycoon, chiede di raccogliere più denaro possibile con un retino per farfalle e serve a pubblicizzare il Trump Account, il piano di risparmio destinato a ogni bambino nato durante il secondo mandato, con un versamento iniziale di circa 850 euro a carico dello Stato.
Il muro da costruire e la caccia al confine
Gli altri due giochi sono quelli che hanno fatto discutere davvero. Build The Wall è un Tetris riverniciato in cui l’obiettivo è tirare su il muro di confine tra Stati Uniti e Messico per difenderlo dagli alieni. Il doppio senso è voluto: in inglese “aliens” indica sia gli extraterrestri sia, nella formula giuridica “illegal aliens”, gli immigrati irregolari. E qui la logica del gioco originale viene ribaltata: nel Tetris classico bisogna impedire che la pila cresca troppo, mentre in questa versione più il muro sale più il punteggio aumenta.
Il quinto titolo si chiama Rio Run ed è un clone di Snake. Si controlla un senatore in doppiopetto, brizzolato e bianco, che insegue e cattura immigrati lungo il confine per poi deportarli. Gli avatar da acquisire appartengono in larga parte a etnie diverse da quella del protagonista e, appena raggiunti, indossano la tuta arancione dei detenuti. Nessuna sottigliezza, nessun tentativo di ammorbidire il messaggio: la meccanica è quella e il significato è servito.
SEGA che diventa MAGA e il resto che arriverà
Il lancio è avvenuto sui social con un tono da sfottò, riprendendo alcune icone videoludiche del passato e trasformando il marchio SEGA, simbolo degli anni Ottanta e Novanta, nello slogan MAGA. Un’operazione di comunicazione costruita per essere condivisa, commentata e rilanciata, che gioca sulla nostalgia di chi quei cabinati li ha frequentati davvero. La fattura scadente dei cinque titoli fa pensare che l’obiettivo non fosse portare i più giovani a passare del tempo sul portale governativo. Difficile immaginare qualcuno che si appassioni a un Flappy Bird ridisegnato male o a un Tetris senza sfida reale. L’impressione è quella di una provocazione calcolata, un modo per riportare al centro del discorso pubblico i temi cari all’amministrazione usando un linguaggio pop e immediato, che arriva prima di qualsiasi argomentazione.
Sulla pagina, intanto, campeggia un’icona con la scritta “coming soon”. Il che significa che la sezione Arcade del sito della Casa Bianca è destinata ad allargarsi, con altri prodotti digitali ispirati all’agenda del presidente pronti a essere aggiunti al catalogo.








