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Caretta caretta, cosa fare se trovi un piccolo sulla spiaggia

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Con le prime nascite di Caretta caretta arriva anche la domanda che ogni estate torna puntuale sulle spiagge italiane, cioè cosa fare se ci si imbatte in un piccolo di tartaruga sulla sabbia. La risposta degli esperti è meno spettacolare di quanto molti si aspettino, perché nella stragrande maggioranza dei casi la cosa migliore è restare fermi e lasciare che la natura faccia il suo corso. Niente mani, niente secchielli, niente scorte improvvisate fino al bagnasciuga. In questi giorni, dopo lunghi mesi di nidificazione e monitoraggio, i primi esemplari stanno uscendo dai nidi lungo le coste del nostro paese.

Il punto è che quel tragitto breve e faticoso, dal nido all’acqua, non è un dettaglio trascurabile. Fa parte del percorso naturale dell’animale e interromperlo, anche con le migliori intenzioni, significa interferire con un processo delicato. Chi lavora sul campo lo ripete da anni, perché la tentazione di aiutare è forte, soprattutto quando si vede una creatura così piccola arrancare sulla sabbia.

Non interferire resta la regola numero uno

Gli esperti sono piuttosto netti su questo: davanti a una nascita di tartarughe marine il comportamento corretto è osservare a distanza, senza toccare e senza intralciare. I piccoli devono raggiungere il mare con le proprie forze e ogni interferenza esterna rischia di alterare quel momento. Vale anche per il desiderio, comprensibilissimo, di scattare fotografie da vicino o di richiamare l’attenzione di altri bagnanti creando capannelli attorno al nido.

Il consiglio pratico è mantenere lo spazio libero davanti agli esemplari, evitare di camminarci accanto e non spostarli in alcun modo. La segnalazione, invece, va fatta solo quando un animale si trova in reale difficoltà, non semplicemente quando sembra lento o affaticato. Distinguere tra le due situazioni non è sempre immediato, ma il criterio di fondo resta la condizione oggettiva dell’animale, non l’impressione soggettiva di chi guarda.

Chi frequenta le spiagge nelle zone interessate dalla nidificazione dovrebbe tenere presente che i nidi vengono seguiti per mesi da personale specializzato e volontari. Non è un’attività improvvisata e non ha bisogno di aiuti estemporanei da parte dei presenti. Anzi, il rischio è proprio quello di vanificare un lavoro lungo, fatto di controlli periodici e attenzione costante.

Quando è il caso di chiamare aiuto

La segnalazione ha senso nei casi in cui il piccolo di tartaruga risulti evidentemente in condizioni critiche o bloccato in una situazione da cui non riesce a uscire autonomamente. In quelle circostanze l’intervento va lasciato a chi ha competenze specifiche, senza tentativi fai da te. Prendere in mano un esemplare, bagnarlo, metterlo in acqua o trasportarlo altrove non è un gesto neutro e può avere conseguenze.

Le nascite di Caretta caretta in Italia sono diventate un appuntamento sempre più frequente lungo i litorali, e con esse cresce anche la responsabilità di chi si trova lì per caso in quel momento. La convivenza tra turismo balneare e riproduzione di questa specie passa da comportamenti semplici, quasi banali, come non accendere luci intense verso la spiaggia, non lasciare ostacoli sulla sabbia e rispettare le aree segnalate.

Le prime schiuse di questa stagione sono già iniziate e il monitoraggio prosegue lungo le coste, con l’attenzione concentrata sui nidi ancora attivi.

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