Vai al contenuto
Offerte

Cani e longevità: nel sangue i biomarcatori comuni all’uomo

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Chi cerca indizi sulla longevità umana potrebbe doverli cercare nella ciotola di casa, o meglio, nel sangue del cane che ci dorme accanto sul divano. Una ricerca del Dog Aging Project pubblicata su The Journals of Gerontology ha scoperto che alcune combinazioni di piccole molecole presenti nel sangue dei cani sono associate a una morte più precoce o più tardiva, con schemi molto simili a quelli già osservati negli esseri umani. Detta in modo semplice, cani e persone sembrano condividere un pezzo importante della biologia che regola l’invecchiamento.

Le molecole in questione si chiamano metaboliti, sostanze chimiche prodotte durante i normali processi dell’organismo. Sono una specie di istantanea di quello che accade dentro le cellule, e proprio per questo si prestano a raccontare qualcosa sullo stato di salute e sul modo in cui il corpo sta invecchiando. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di cani seguiti dal progetto, andando a caccia di schemi metabolici collegati alla durata della vita.

Perché la morte è un punto di partenza scomodo ma utile

Il criterio scelto dal gruppo di lavoro è brutale nella sua chiarezza. “La morte è un risultato facile da capire”, ha spiegato Kate Creevy, responsabile veterinaria del Dog Aging Project e docente al Texas A&M College of Veterinary Medicine and Biomedical Sciences. “È molto semplice stabilire quando una persona o un cane è morto, mentre altri aspetti della salute legata all’età sono un po’ più sfumati.” Usare la mortalità come punto finale permette di lavorare a ritroso e capire quali processi biologici possano aver contribuito, dal metabolismo all’infiammazione fino al modo in cui le cellule reagiscono allo stress.

Invece di concentrarsi su una singola molecola, i ricercatori ne hanno analizzate migliaia insieme, cercando raggruppamenti significativi. “Alcuni miei colleghi parlano di impronta digitale”, ha detto Creevy. “Spesso guardiamo a uno schema o a un gruppo che ha una relazione con esiti migliori o peggiori, più che a una molecola isolata.” Questi indicatori misurabili si chiamano biomarcatori e servono a stimare la probabilità di certi esiti di salute. Con un avvertimento importante, sottolineato dalla stessa Creevy: un biomarcatore associato a una mortalità più precoce o più tardiva non ne è necessariamente la causa. Capire perché sia presente, però, può aiutare a risalire al meccanismo.

Gli stessi segnali nei cani e nelle persone

La parte più sorprendente arriva dal confronto. Il gruppo ha messo i propri risultati accanto a cinque ampi studi già pubblicati sulla mortalità umana, condotti con metodi simili sui metaboliti. I segnali collegati a una morte anticipata o posticipata sono risultati in linea di massima gli stessi. “Le molecole rischiose per i cani, o protettive contro una morte precoce, sono molto simili a quelle delle persone”, ha commentato Creevy, ricordando che il lavoro del Dog Aging Project al Texas A&M è sostenuto dalla WoodNext Foundation.

La conseguenza pratica è doppia. Da un lato si può usare quanto già imparato sulla medicina umana per migliorare la salute dei cani, dall’altro si possono studiare i cani per osservare l’invecchiamento lungo un’intera esistenza. “Spesso su questi temi sappiamo un po’ di più sugli esseri umani che sui cani”, ha detto Creevy. “Se abbiamo gli stessi bersagli, potremo sfruttare la ricerca umana a beneficio dei cani.”

Il vantaggio di vivere accanto a noi

I cani domestici hanno caratteristiche che li rendono particolarmente preziosi per chi studia l’età biologica. Condividono ambienti, alimentazione e ritmi quotidiani con i loro proprietari, molto più di quanto facciano altri animali da compagnia. I gatti, per esempio, tendono ad avere abitudini più indipendenti e costanti. Poi c’è la questione del tempo: le persone vivono in media fino ai settant’anni e oltre, i cani in genere dai 12 ai 13 anni. Una differenza che permette di osservare interi percorsi di vita in tempi ragionevoli.

Il Dog Aging Project è uno studio a lungo termine che segue cani di famiglia in tutti gli Stati Uniti. I proprietari compilano questionari dettagliati e una parte di loro invia ogni anno campioni biologici. “Sono i proprietari che iscrivono i loro cani a rendere tutto possibile”, ha detto Creevy, definendo notevole la loro dedizione. Il consiglio pratico che ne esce è tutt’altro che complicato. “Tenerli con una dieta sana, a un peso corporeo sano, preservando la mobilità e la salute cognitiva, proprio come faremmo per noi stessi”, ha detto Creevy. “Quello che fa bene a noi probabilmente fa bene anche a loro.”

Condividi:
129 Condivisioni