In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il continente europeo continua ad accendere le centrali a gas ogni volta che il vento cala o il sole sparisce per giorni, e proprio contro questa abitudine si muove la batteria ferro-aria più grande mai messa sotto contratto in Europa. La startup olandese Ore Energy ha firmato un accordo con il fornitore energetico Budget Thuis per la fornitura di 1 gigawattora di accumulo basato su questa tecnologia, un numero che nel settore fa alzare più di un sopracciglio, visto che nessun altro contratto simile sul continente si era mai spinto così in alto.
Il punto non è solo la taglia. La quasi totalità delle batterie collegate oggi alle reti elettriche è progettata per rispondere in fretta, cioè per iniettare energia nel giro di secondi quando qualcosa va storto. Ottime per tamponare un paio d’ore di sbilanciamento tra domanda e offerta, molto meno adatte a reggere il consumo di un intero Paese durante una settimana grigia e senza vento. Gli accumuli agli ioni di litio funzionano benissimo per quello che sono stati pensati, ma la loro autonomia si misura in ore, non in giorni.
Ore Energy: ferro, acqua e aria al posto del litio
La tecnologia di Ore Energy si basa su un principio piuttosto elementare, almeno a raccontarlo: l’ossidazione e la successiva riduzione del ferro. Una reazione reversibile che ha bisogno soltanto di ferro, acqua e aria, senza litio, senza cobalto, senza quei minerali critici che l’Europa deve comprare fuori dai propri confini. Il risultato è una batteria che tiene molto più a lungo delle celle convenzionali, con una capacità di erogazione compresa tra 24 e 100 ore contro le poche ore tipiche del litio.
C’è anche un aspetto pratico che conta parecchio nei progetti industriali. Il sistema è modulare, impacchettato dentro grandi container che si possono collegare uno dopo l’altro per aumentare la capacità e agganciarsi direttamente alla rete. Nessuna cattedrale nel deserto, insomma, ma un’architettura che cresce a blocchi man mano che servono.
Il problema che questa tecnologia prova a risolvere è concreto e già visibile. Più l’Europa spinge sulle rinnovabili, più le reti si trovano costrette a tagliare la produzione o addirittura a buttare via energia pulita che non riescono né a immagazzinare né a consumare sul momento. E intanto, quando manca il vento, si torna dritti alle centrali a gas per coprire i buchi.
Dalla ricerca di Delft al contratto da 1 gigawattora
Ore Energy nasce nel 2023 come spin off della ricerca dell’Università Tecnologica di Delft, nei Paesi Bassi, fondata da Aytaç Yilmaz, Rutil Ozdemir e Yaiza González García. Prima è arrivato un impianto di prova collegato alla rete proprio a Delft, poi un pilota con l’azienda elettrica francese EDF tra agosto e novembre 2025, durante il quale il sistema ha mantenuto il flusso di energia fino a quattro giorni in condizioni operative reali.
L’accordo con Budget Thuis, firmato lo scorso giugno, è il passo successivo. Si parte con una fase da 400 megawattora, con consegna prevista per il 2028, per poi salire gradualmente fino al gigawattora complessivo.
Yilmaz, cofondatore e amministratore delegato, mette la questione in termini molto diretti. “Le batterie di breve durata da sole non possono risolvere questo problema. Spostano l’energia solare di qualche ora, ma le reti europee, con un grande peso dell’eolico, hanno bisogno di un accumulo che funzioni nell’arco di giorni, non di ore”. La sua tesi è che questa tecnologia possa sostituire direttamente le centrali a gas che oggi intervengono durante quei vuoti di più giorni, appoggiandosi a una filiera che l’Europa può controllare da sola.
Dal lato del cliente il ragionamento è diverso ma complementare. “Per noi si tratta di ridurre l’esposizione ai prezzi volatili dei combustibili fossili e allo stesso tempo offrire ai clienti l’accesso a un’elettricità più pulita e prevedibile nel tempo”, ha spiegato l’amministratrice delegata di Budget Thuis, Annemarie Buitelaar.
E poi c’è la geopolitica, che in questa storia non è un dettaglio secondario. Facendo del tutto a meno di litio e cobalto, Ore Energy sostiene di poter produrre attraverso una filiera interamente europea, sfilandosi dalla dipendenza dalla Cina sui materiali per batterie.










