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Okja resta il miglior film di fantascienza mai visto su Netflix

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Nove anni dopo la sua uscita, Okja resta probabilmente il miglior film di fantascienza mai passato dal catalogo Netflix, e la cosa curiosa è che se ne parla molto meno di quanto meriterebbe. Il film diretto da Bong Joon Ho arrivò nel 2017, in un momento in cui la piattaforma stava ancora costruendo la propria identità cinematografica, e da allora poche produzioni originali sono riuscite ad avvicinarsi a quel livello.

Il confronto con quanto è arrivato dopo, del resto, non è generoso. War Machine funzionò bene sulla piattaforma, ma l’ultimo film di fantascienza originale firmato Netflix, diretto da Louis Leterrier e interpretato dal candidato all’Oscar Wagner Moura, non ha convinto quasi nessuno. E l’ambiziosissimo The Electric State, su cui era stata spesa una cifra enorme, è stato uno dei grandi flop del 2025. Qualche soddisfazione c’è stata, per carità: Il clone di Tyrone e Don’t Look Up hanno retto bene. Ma accanto a questi ci sono le delusioni pesanti, tipo Spaceman con Adam Sandler o Atlas con Jennifer Lopez.

Una favola che diventa incubo

Okja parte nel modo più dolce possibile. Una ragazzina di nome Mija, interpretata da Seo Hyun Ahn, cresce tra le montagne della Corea del Sud insieme alla compagnia più improbabile che si possa immaginare: una creatura gigantesca e docile, appunto Okja. Vita isolata, semplice, quasi idilliaca. Poi arriva la Mirando, una corporation internazionale guidata dall’arrogante amministratrice delegata Lucy Mirando, che ha il volto di Tilda Swinton. La creatura viene portata via, spedita a New York, destinata a essere sfruttata per fini puramente commerciali.

Da lì il film cambia registro. Mija decide di andare a riprendersi la sua amica e si imbarca in una missione di salvataggio improvvisata e pericolosa, con tutte le carte contro. Sulla strada non incontra soltanto le multinazionali affamate di profitto, ma anche manifestanti infuriati e consumatori che, a loro modo, vogliono usare Okja per i propri scopi. Nel cast c’è pure Jake Gyllenhaal, in una delle sue interpretazioni più eccentriche di sempre.

Il risultato è un film che ti spezza il cuore, sì, ma soprattutto un film che costringe a pensare. A mettere in discussione qualche comportamento nostro, come specie. Non è un dettaglio secondario, considerato quanto raramente il cinema di intrattenimento riesca a farlo senza risultare pesante o predicatorio.

Numeri, critica e un dettaglio da non perdere

Sul piano dei riscontri, Okja ha raccolto numeri che lo collocano stabilmente tra i migliori titoli mai prodotti dalla piattaforma, al di là del genere. Probabilmente è anche tra i più visti, anche se nel 2017 Netflix non pubblicava ancora i dati di ascolto come fa ormai da diversi anni.

La critica lo accolse con quattro stelle su cinque, sottolineando come Bong Joon Ho fosse riuscito a mantenere intatta la propria personalità nel passaggio a una produzione internazionale, esattamente come era già successo con Snowpiercer. In Okja si ride, a volte in modo nervoso e a volte in modo più leggero, e si piange. Ma il sottotesto è devastante: un avvertimento distopico che riesce a schivare il manicheismo sulla pericolosa ascesa dell’industria alimentare transgenica e su tutto quello che le ruota attorno. La tesi finale, poi, è scoraggiante quanto basta. Oggi come oggi, l’unica alternativa a quel futuro desolante è vincere battaglie piccole, scappare dalle città, rifugiarsi in una specie di arcadia naturale per sfuggire a tutto il resto.

Dura poco meno di due ore e si trova nel catalogo Netflix. Un avvertimento pratico prima di chiudere la app: c’è una scena dopo i titoli di coda.

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