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Camminare scalzi in casa sembra la cosa più naturale del mondo, quasi liberatoria dopo una giornata chiusi dentro le scarpe. Eppure questa abitudine può portarsi dietro qualche conseguenza, soprattutto per chi ha piedi delicati o già soggetti a problemi. Non è una regola valida per tutti, ma vale la pena capire cosa succede quando si passa troppo tempo a piedi nudi sul pavimento di casa.
Con la diffusione del lavoro da remoto e delle formule ibride dopo la pandemia, molte persone abituate a stare tutto il giorno calzate ora trascorrono ore scalze. Elizabeth Daughtry, podologa della Carolina del Nord, spiega che questo cambiamento potrebbe aver fatto crescere i casi di fascite plantare, un’infiammazione dolorosa del tessuto che sostiene l’arco del piede. E non è l’unico guaio possibile. Camminare senza scarpe non è però del tutto negativo, dipende molto dalla forma del piede e dal livello di attività. Le scarpe, dopotutto, possono risultare costrittive e limitare i movimenti al punto da creare fastidi, osserva Daniel Stewart, podologo dell’HCA Florida Mercy Hospital.
I rischi nascosti sotto i piedi
Il primo pericolo è quello più banale, un infortunio improvviso. Alicia Canzanese, podologa e preparatrice atletica certificata, cita l’inciampare su un tappeto, la caduta dalle scale o il piede che finisce su un Lego o su una scarpina di Barbie. E in caso di fuga rapida per un incendio o una calamità naturale, meglio non farsi trovare scalzi, aggiunge Daughtry. Poi ci sono i problemi che maturano col tempo. Quando i piedi restano fermi per ore, seduti alla scrivania o distesi tutta la notte, la fascia plantare si irrigidisce. Passare di colpo dalla sedia o dal letto al camminare scalzi rischia di sovraccaricare quel tessuto teso.
Camminare o stare in piedi a lungo senza sostegno per l’arco può causare dolore nella parte anteriore del piede, la cosiddetta metatarsalgia. Con il tempo il piede tende ad appiattirsi contro il suolo, caricando i metatarsi, e questo può aprire la strada anche al neuroma di Morton, un’irritazione del tessuto nervoso tra il terzo e il quarto dito. Lo spiega Jeffrey M. DeLott, chirurgo podologo dell’Istituto Ortopedico del Connecticut.
Chi dovrebbe stare più attento
Alcune categorie farebbero bene a evitare di camminare scalze quasi sempre. Chi ha piedi piatti o archi molto alti, per esempio, per via della distribuzione irregolare del peso. Chi ha piedi piatti tende a ruotare il piede verso l’interno, con il rischio di infiammare il tendine sul lato interno della caviglia. Al contrario, chi ha archi molto pronunciati ruota il piede verso l’esterno e può irritare il tendine peroneale. Questi ultimi hanno spesso caviglie più lasse o ipermobili, quindi più esposte a storte e distorsioni.
Poi c’è chi soffre già di una condizione ai piedi, come fascite plantare, tendinite achillea o un neuroma. In quel caso andare scalzi peggiora la situazione. Anche i cuscinetti di grasso sotto la pianta si assottigliano naturalmente con l’età, rendendo la zona più sensibile, e senza l’ammortizzazione della scarpa l’impatto aumenta. Discorso a parte per chi ha neuropatia o problemi di circolazione, tipici del diabete, di malattie autoimmuni o della pressione alta. Con la neuropatia si rischia di non accorgersi di aver calpestato qualcosa di appuntito, e con la circolazione scarsa ogni lesione guarisce lentamente e si infetta facilmente. DeLott racconta di pazienti diabetici arrivati con un’infezione e un ago da cucito piantato nel dito senza che se ne fossero accorti.
Chi invece non ha dolori e ha un arco nel range della normalità può trarre beneficio dallo stare scalzo almeno per una parte del tempo. La maggior parte delle scarpe comprime le dita e questa pressione può favorire alluce valgo e dita a martello. Portarle sempre indebolisce anche i piccoli muscoli intrinseci del piede, quelli che controllano l’arco, stabilizzano le dita e aiutano l’equilibrio. Rafforzarli può ridurre il rischio di infortuni e persino migliorare le prestazioni nella corsa.
Il consiglio pratico è di andarci piano. Come non si inizia in palestra con il manubrio più pesante, così chi non è abituato non dovrebbe passare scalzo un’intera giornata di smart working. Meglio partire con 20 o 30 minuti e aumentare gradualmente, alternando seduto, in piedi e qualche passo. Il tappeto ammortizza più delle piastrelle, quindi sulle superfici dure conviene procedere con cautela e liberare il percorso da ostacoli e piccoli oggetti taglienti. Nei momenti da seduti, DeLott suggerisce cerchi con le caviglie, stretching e lo “yoga delle dita”, mentre a chi ha fascite plantare consiglia di far rotolare l’arco su una bottiglia d’acqua congelata.
Sulla scelta della calzatura da casa, molto dipende dall’anatomia e dai dolori già presenti. Con fascite plantare o artrite in fase acuta serve una suola rigida e un buon supporto per l’arco, magari un paio di scarpe da ginnastica o da camminata usate solo tra le mura domestiche, evitando quelle da esterno che possono portare germi in casa. Chi ha dolore sotto la pianta deve puntare sull’ammortizzazione e su calzature morbide. Per prevenire, Daughtry indica sandali, pantofole o scarpe che sostengano l’arco ma restino flessibili. Stewart consiglia le Birkenstock per il buon sostegno e lo spazio ampio per le dita, mentre Canzanese apprezza i Crocs, che esistono anche in versione foderata per i mesi freddi.










