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ByteDance vieta la distillazione dei modelli AI statunitensi

La distillazione dei modelli AI americani è finita nel mirino di ByteDance, che ha deciso di vietare esplicitamente ai propri dipendenti questa pratica. La società cinese, proprietaria di TikTok, diventa così il secondo laboratorio del Paese a prendere una posizione netta sull’argomento, dopo che il caso Kimi K3 di Moonshot aveva acceso i riflettori su una questione parecchio spinosa nei rapporti tra Cina e Stati Uniti.

Facciamo un passo indietro, perché senza contesto tutto questo rischia di sembrare astratto. La distillazione, in parole povere, è quel procedimento con cui un modello AI viene addestrato sfruttando le risposte e le capacità di un altro modello già evoluto. Un po’ come copiare i compiti dal compagno più bravo, ma applicato all’intelligenza artificiale. Il modello Kimi K3 di Moonshot si è ritrovato al centro della polemica lo scorso luglio. Ovvero quando Anthropic e alcuni membri dell’amministrazione Trump hanno sostenuto che fosse stato distillato a partire da Fable, un modello proprio di Anthropic.

Le accuse non si sono fermate lì. Secondo quanto riferito da un funzionario dell’amministrazione Trump, Moonshot possiederebbe in modo poco trasparente alcuni server NVIDIA GB300 e sarebbe riuscita ad accedere ad altre GPU dello stesso tipo passando dalla Thailandia. Il punto è che fermare questo tipo di comportamento non è semplice. Gli ingegneri cinesi, spesso, portano fisicamente i dischi con i modelli caricati in Paesi vicini agli Stati Uniti, per poi potenziarli con tecniche di apprendimento per rinforzo sfruttando le GPU NVIDIA più avanzate.

Ed è qui che entra in gioco la scelta di ByteDance. La preoccupazione, riferiscono le indiscrezioni, è di scatenare una ritorsione da parte di Washington capace di mettere in pericolo proprio TikTok, il gioiello dell’azienda. Il fondatore Zhang Yiming avrebbe messo la cosa nero su bianco con una frase eloquente, spiegando che vale la pena rinunciare a qualche guadagno immediato pur di tutelare obiettivi di lungo periodo. Non è un caso isolato. Alibaba si era spinta persino a revocare ai propri dipendenti l’accesso a Claude di Anthropic, giusto per togliersi ogni sospetto legato al suo modello Qwen.

Dopo ByteDance, Anthropic conferma il chip su misura per Claude

Sull’altro fronte della barricata c’è invece Anthropic, che ha finalmente sciolto le riserve su un progetto di cui si parlava da mesi. Già a maggio alcune dichiarazioni un po’ sibilline dell’azienda sui cosiddetti logic chip, legate alla collaborazione con Samsung, avevano fatto partire una raffica di speculazioni su un possibile chip dedicato. Due mesi dopo, la conferma è arrivata quasi per intero.

L’azienda ha ammesso di essere al lavoro su un chip personalizzato pensato appositamente per Claude, mettendo insieme un team interno di progettazione dei semiconduttori. Il partner tecnologico è Broadcom, con Samsung coinvolta nella filiera, e l’obiettivo dichiarato è quello di seguire un approccio multi chip. Una mossa che potrebbe allargare le economie di scala legate all’inferenza, cioè alla fase in cui il modello elabora effettivamente le risposte per gli utenti.

Il tempismo non sorprende più di tanto. OpenAI aveva già svelato il proprio ASIC lo scorso giugno, battezzato Jalapeño e sviluppato anch’esso insieme a Broadcom. Quel chip dovrebbe entrare in produzione su larga scala entro la fine del 2026. Segno che le grandi realtà dell’intelligenza artificiale stanno tutte spingendo verso il silicio fatto in casa, per ridurre la dipendenza dalle GPU esterne e tenere sotto controllo i costi crescenti.

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