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Una nuova truffa legata al bollo auto sta girando in questi giorni via email, e il meccanismo è quello classico del phishing: nome, logo e grafica dell’Automobile Club d’Italia usati come esca per far credere a chi riceve il messaggio di avere una tassa non pagata da sistemare in fretta. A segnalarla sono stati gli esperti del Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che hanno ricostruito passo per passo il percorso preparato dai criminali informatici. Obiettivo, come sempre in questi casi, portarsi via dati personali e soprattutto quelli della carta di credito.
Il messaggio arriva sotto forma di avviso ufficiale. Si parla di una morosità relativa al bollo, di conseguenze imminenti, di un pagamento da regolarizzare subito. Chi clicca sul collegamento finisce su un sito costruito con cura, molto simile a quello vero dell’ACI. La differenza salta all’occhio solo guardando la barra degli indirizzi: i domini utilizzati sono acitalia.info e acitalia.click, mentre il portale legittimo risponde all’indirizzo aci.it. Un dettaglio che in mezzo alla fretta sfugge con facilità, ed è esattamente su questo che contano gli autori della campagna.
Come funziona la finta pagina di pagamento
Il percorso è diviso in più schermate, una scelta studiata per raccogliere informazioni poco alla volta senza spaventare la vittima. Nella prima pagina vengono richiesti codice fiscale e targa del veicolo. Sotto ai campi compaiono tre avvisi dal tono vagamente giuridico, che parlano di sanzioni, fermo amministrativo e divieto di circolazione. Servono soltanto a creare pressione, a spingere verso l’inserimento immediato dei dati senza troppe domande.
Superato quel passaggio, la richiesta si allarga: nome, cognome, indirizzo email, numero di telefono, indirizzo di residenza, città, provincia e codice postale. A quel punto la vittima ha già consegnato un profilo piuttosto completo di se stessa. L’ultima schermata mostra l’importo da versare, 15,87 euro, affiancato dal codice fiscale e dalla targa digitati all’inizio. Una cifra volutamente bassa, perché una piccola somma genera meno sospetti di una richiesta pesante e viene liquidata in fretta pur di chiudere la faccenda. Il pagamento, ovviamente, va effettuato con carta di credito. Nome del titolare, numero, data di scadenza e codice CVV: tutto quello che serve per svuotare un conto finisce dritto nelle mani dei cybercriminali. Nessun bollo viene saldato, nessuna pratica viene chiusa, resta solo il danno.
Domini bloccati e il modo corretto per pagare
Gli esperti dell’Agenzia per l’Italia Digitale hanno chiesto e ottenuto il blocco degli indirizzi coinvolti, che risultano già inseriti nella blacklist di Google Safe Browsing. Questo riduce il rischio per chi naviga con browser aggiornati, ma non elimina la possibilità che compaiano nuovi domini simili nei prossimi giorni, dato che questo tipo di campagne viene riciclato con variazioni minime.
Il canale corretto resta uno solo: il sito ufficiale dell’ACI, con accesso tramite SPID o CIE. C’è poi un particolare tecnico che aiuta a smascherare la truffa. Quando un pagamento viene effettuato in ritardo, l’importo mostrato dal portale vero comprende il bollo, le sanzioni e gli interessi, non una sanzione isolata come quella indicata nelle pagine fasulle. Una discrepanza che, a mente lucida, basta da sola a far capire che qualcosa non torna.
C’è anche una ragione di tempismo dietro la scelta dell’argomento. Il tema della tassa automobilistica è tornato molto discusso per via della sua eliminazione prevista nel 2027, e chi organizza questo genere di campagne di phishing lavora quasi sempre su questioni di cui si parla parecchio, perché un messaggio che tocca un argomento familiare viene aperto con più facilità. La segnalazione è stata diffusa il 23 settembre 2026.
Fonte: TecnoAndroid








