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I lavoratori di Blizzard Entertainment hanno approvato i loro primi contratti sindacali, chiudendo una trattativa iniziata circa due anni fa e arrivata al voto il 9 settembre 2026. A rappresentarli è la Communications Workers of America, il sindacato che negli Stati Uniti raccoglie circa 1.900 dipendenti della casa di sviluppo, compresi quelli che già facevano parte delle unità sindacali riconosciute in precedenza. Non si tratta di un accordo simbolico, ma di un testo che tocca punti molto concreti della vita quotidiana in ufficio, dagli stipendi ai licenziamenti.
Il pacchetto negoziato dalla CWA prevede aumenti salariali, procedure formali per i reclami interni, una settimana lavorativa ibrida con tre giorni in sede e le cosiddette tutele per “giusta causa”, che impediscono licenziamenti arbitrari senza una motivazione documentata. Ci sono poi soluzioni pensate per chi ha bisogno di lavorare da remoto o convive con una disabilità, e quattro settimane aggiuntive di liquidazione a prescindere dall’anzianità di servizio. Un dettaglio, quest’ultimo, che pesa parecchio in un settore dove il turnover è alto e la permanenza media in azienda spesso breve.
Blizzard: il nodo dei licenziamenti e il diritto al richiamo
La parte forse più interessante riguarda il diritto al richiamo. Chi viene lasciato a casa mantiene per quattordici mesi, a partire dalla data in cui il licenziamento viene annunciato, la possibilità di essere reinserito in posizioni aperte all’interno di qualsiasi unità contrattuale di Blizzard. Detto in parole semplici, il posto perso non è necessariamente perso per sempre, e l’azienda ha l’obbligo di guardare prima a chi era già dentro. In un’industria che negli ultimi anni ha visto tagli occupazionali pesanti, compresi quelli decisi da Microsoft, proprietaria di Blizzard, e dalla sua divisione Xbox, una clausola del genere vale più di molte dichiarazioni di intenti.
C’è anche un capitolo dedicato all’intelligenza artificiale. L’accordo impone a Blizzard di discutere, valutare e negoziare con i lavoratori l’uso dell’IA sul posto di lavoro. Non un divieto, quindi, ma un obbligo di confronto preventivo. Chi lavora in ambiti come il quality assurance o la produzione di contenuti guarda con attenzione a questo passaggio, visto che sono proprio quelle le mansioni più esposte all’automazione. La formula scelta lascia margine di manovra all’azienda, però mette nero su bianco che le decisioni non possono essere prese in solitaria.
Anni di organizzazione dietro il risultato
Il percorso che ha portato ai contratti sindacali non è nato dal nulla. I dipendenti di Blizzard si muovono su questo terreno da anni, quasi sempre sotto l’ombrello della CWA, con gruppi che si sono organizzati partendo dai singoli titoli. Hanno fatto passi avanti i team di World of Warcraft, Overwatch, Diablo, Hearthstone e Warcraft Rumble, ma anche le unità che si occupano di Platform & Technology, Story and Franchise Development e Quality Assurance. Una costruzione a pezzi, reparto dopo reparto, che ora trova un punto di arrivo comune.
Simon Hedrick, membro del comitato negoziale di Overwatch e quality analyst, ha commentato il risultato con toni piuttosto netti. “Credo che il cambiamento positivo che abbiamo ottenuto si propagherà e contribuirà a rendere l’industria dei videogiochi nel suo complesso un posto migliore per i lavoratori e per i giocatori”, ha dichiarato. E ha aggiunto che il contratto è “l’inizio di qualcosa di più grande”, invitando i colleghi a ricordare che quando si lotta insieme si vince insieme.
Il voto di ratifica chiude formalmente una fase di trattative lunga e non priva di attriti, avviata quando le prime unità sindacali avevano ottenuto il riconoscimento. Ora le condizioni valgono per l’intero perimetro dei circa 1.900 dipendenti coperti dall’intesa, che diventano il punto di riferimento contrattuale per uno degli studi più conosciuti del panorama videoludico americano.








