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Una fotografia di una targhetta VIN è bastata per trascinare Aito M6 al centro di una polemica che in Cina ha preso una piega inattesa, con tanto di denuncia alla polizia. Le immagini circolate sui social mostravano una data di produzione fissata a ottobre 2026, quindi avanti rispetto al calendario, e da lì è partito il tam tam sulle presunte “auto del futuro”. Il marchio di veicoli a nuova energia, che fa parte della Harmony Intelligent Mobility Alliance di Huawei, ha smentito tutto in modo secco e si è rivolto alle autorità.
La questione, vista da fuori, potrebbe sembrare quasi folkloristica. In realtà l’accusa implicita era pesante, perché parlare di vetture assemblate con largo anticipo rispetto alla commercializzazione significa insinuare che i clienti ricevano prodotti rimasti fermi chissà quanto tempo. Aito ha risposto tramite il proprio account WeChat dedicato al fact checking, sostenendo che l’auto ritratta nello scatto originale è stata prodotta a luglio 2026 e che la targhetta diventata virale sarebbe stata ritoccata con Photoshop o con strumenti di intelligenza artificiale.
Due targhette identiche e una data che non torna
Il costruttore ha pubblicato anche quella che indica come la fotografia autentica, mettendo le due immagini a confronto. E qui arriva il dettaglio più interessante della vicenda. Secondo Aito, entrambe le targhette riportano gli stessi identici codici del modello, lo stesso numero di telaio, lo stesso codice motore e le stesse specifiche tecniche. Cambiano solo l’illuminazione, l’angolazione della fotocamera e, appunto, la data di produzione. Difficile immaginare due esemplari diversi con il medesimo numero di telaio, che per definizione è unico.
L’azienda ha raccolto il materiale e lo ha consegnato alle autorità cinesi. La denuncia è già stata presentata e il marchio si è riservato di procedere con ulteriori azioni legali contro chi ha diffuso le immagini manipolate. C’è poi un risvolto linguistico che spiega come mai la storia sia diventata virale così in fretta. I post che accusavano il costruttore hanno ribattezzato la M6 “yu zhi che”, espressione costruita ricalcando “yu zhi cai”, il termine cinese usato per i pasti precotti. L’idea dell’auto già pronta in fabbrica molto prima della consegna si è trasformata in un gioco di parole facile da rilanciare. Aito, però, non l’ha presa come una semplice battuta da internet.
Cosa è davvero Aito M6 e quanto costa
Il modello finito nel mirino è uno dei più accessibili della gamma. Si tratta di un SUV di segmento medio con posizionamento premium, venduto in Cina sia in versione completamente elettrica sia con sistema EREV, cioè elettrico ad autonomia estesa. Le varianti a batteria dichiarano fino a 760 km nel ciclo CLTC, che diventano 616 km secondo il più severo WLTP. Le EREV percorrono invece fino a 355 km in modalità solo elettrica nel ciclo CLTC, pari a 288 km WLTP.
Come gli altri modelli della famiglia HIMA, la vettura monta tecnologie firmate Huawei, dal sistema multimediale Harmony OS al pacchetto di assistenza alla guida Qiankun, che si appoggia anche a un sensore LiDAR. Sul fronte meccanico troviamo sospensione anteriore a doppio braccio oscillante e schema posteriore multi link a cinque elementi, con la possibilità di avere sospensioni pneumatiche a camera singola e ammortizzatori a smorzamento regolabile. Le misure parlano di 4.960 mm di lunghezza, 1.985 mm di larghezza e 1.736 mm di altezza, con passo di 2.950 mm. Il listino cinese va da 229.800 a 299.800 yuan, all’incirca tra 31.500 e 41.000 euro.
Vendite in calo e rumore sui social
Sullo sfondo c’è un andamento commerciale che negli ultimi mesi si è fatto complicato. A luglio 2026 il SUV ha totalizzato 5.428 consegne, un numero molto distante dalle 18.148 unità toccate appena due mesi prima, a maggio. Una flessione netta, che ha coinciso con il moltiplicarsi delle discussioni online attorno al modello. Non esistono però elementi per collegare in modo diretto il calo delle vendite alla nascita delle accuse sulle presunte auto costruite in anticipo.








