Il trasferimento di quattro balene beluga da un parco acquatico canadese a Chicago è diventato una delle operazioni di salvataggio più complesse mai tentate con questi mammiferi marini. Il segreto per riuscirci, paradossalmente, era fare in modo che gli animali non si accorgessero quasi di nulla. “L’obiettivo è che se ne rendano conto il meno possibile”, spiega Karisa Tang, veterinaria capo e vicepresidente per la salute animale dell’Acquario Shedd di Chicago.
Tang e Charlie Jacobsma, direttore del comportamento e dell’addestramento animale dello Shedd, hanno accompagnato le beluga Acadia, Lillooet, Osiris e Sierra dalle strutture in cui vivevano, vicino alle Cascate del Niagara, fino all’aeroporto Pearson di Toronto e da lì a Chicago. Altre due beluga si sono unite al viaggio a bordo del Boeing 777 cargo noleggiato per l’occasione, salvo poi essere portate in un acquario di San Antonio.
Un parco in bancarotta e una decisione difficile
Le balene vivevano al Marineland delle Cascate del Niagara, un noto acquario e parco divertimenti con decenni di storia alle spalle, dichiarato fallito dopo la morte dei proprietari e chiuso al pubblico nel 2024. Rimasto senza fondi per prendersi cura degli animali, il parco ha chiesto aiuto al governo canadese. Nel 2025 Marineland ha annunciato di aver preso in considerazione la “decisione devastante” dell’eutanasia, qualora non fosse riuscito a ricollocare gli esemplari.
A quel punto esperti di acquari e biologia marina discutevano già sul da farsi. Nel gennaio del 2026 alcuni membri della squadra di soccorso sono andati in Ontario per valutare come trasportare le beluga. A giugno il Canada ha raggiunto un accordo con Marineland per permettere il trasferimento verso un consorzio di acquari in Georgia, a San Diego e in Spagna, oltre alle balene già portate a Chicago e in Texas. Una missione senza precedenti. “Delle beluga erano già state spostate in passato, ma mai qualcosa di questa portata”, sottolinea Tang.
Tutto si è svolto con la massima fluidità possibile, considerando che parliamo di mammiferi acquatici di oltre 450 chili trasportati per centinaia di chilometri. “Un decollo dolce e perfetto, e un atterraggio tranquillo”, ha raccontato Jacobsma. La squadra è rimasta accanto agli animali, sorvegliandoli di continuo e “gettando acqua sul dorso per assicurarsi che stessero comodi”.
L’arrivo allo Shedd e la delicata fase di adattamento
Pochi giorni dopo il trasloco, in un soleggiato venerdì pomeriggio, i visitatori della sezione Oceanario dello Shedd hanno trovato cartelli che chiedevano silenzio. “Per favore, parlate a bassa voce. Aiutate le beluga salvate ad ambientarsi nella loro nuova casa”. Le quattro femmine adulte, poco più che ventenni, nuotavano nel recinto con quelle immersioni e quei giri lenti ed eleganti tipici della specie, sorvegliate 24 ore su 24 da veterinari ed esperti. Nulla lasciava intuire che appena 72 ore prima ciascuna fosse stata sollevata su una barella su misura, sistemata in una cassa di trasporto con acqua salata fredda e portata in camion fino a un aeroporto.
Per completare la prima tappa, il consorzio ha fatto l’inventario di “ogni barella, ogni pertica e ogni risorsa disponibile”. Per Tang è stata “una meraviglia logistica”, anche se attraversare il confine complica sempre tutto parecchio. Il team ha collaborato con varie agenzie governative, tra cui il Ministero della Pesca e degli Oceani del Canada e il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, rispettando un trattato internazionale sul commercio degli animali.
Oltre alla logistica, la squadra ha dovuto valutare come separare gli animali e dove mandarli, analizzando i loro gruppi sociali. Lo Shedd, per dire, ospitava già otto beluga. “Ci sono sottogruppi sociali all’interno dei gruppi. È come quando hai una comitiva di amici, ma poi c’è quello con cui vai più d’accordo”, spiega Jacobsma.
La missione non è però stata priva di critiche, che chiedono più trasparenza e la fine della riproduzione in cattività. Il Proyecto Santuario de Ballenas, organizzazione canadese senza scopo di lucro che punta ad aprire un recinto marino in Nuova Scozia nel 2027, ha bollato l’iniziativa come un “presunto salvataggio”. Il team dello Shedd si dice “cautamente ottimista”: gli animali mangiano regolarmente e cercano pesci e giochi di arricchimento. E potrebbe essere solo l’inizio. Marineland ospita ancora decine di animali e lo Shedd, dice Tang, è pronto ad accoglierne altri, “fino a 10 beluga”.










