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Atlas cambia la batteria da solo: la svolta di Boston Dynamics

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tlas, il robot umanoide di Boston Dynamics, ha imparato a fare da sé una cosa che finora richiedeva sempre una mano umana: cambiarsi la batteria. Arriva alla stazione dedicata, rimuove il pacco scarico, ne inserisce uno carico e torna al lavoro. Nessun operatore che si avvicina con il caricatore, nessuna pausa gestita da qualcun altro. Detta così sembra una sciocchezza, e invece è uno di quei passaggi che raccontano molto meglio di tante demo spettacolari dove sta andando la robotica industriale.

Negli ultimi anni lo sforzo per portare i robot umanoidi dentro le fabbriche è diventato enorme. La robotica in produzione, va detto, c’era già da decenni, ma sotto forma di macchine specializzate: braccio meccanico che avvita, braccio meccanico che salda, sempre lo stesso gesto, sempre nella stessa posizione. Il salto che si sta tentando ora è diverso, perché l’idea è avere mezzi programmabili per compiti differenti, con abilità paragonabili a quelle di una persona e, in prospettiva, magari perfino più versatili.

Il problema della batteria è meno banale di quanto sembri

Per rendere concreta quella visione non basta insegnare a un umanoide a camminare, sollevare oggetti o riconoscere ciò che ha davanti. Bisogna risolvere una serie di questioni molto più prosaiche, e la batteria è tra le più fastidiose. Prima o poi si scarica, sempre. E se ogni volta serve un tecnico che stacchi, ricolleghi e rimetta la macchina in piedi, una fetta consistente del vantaggio dell’automazione si dissolve. Un robot che lavora otto ore ma richiede assistenza umana ogni tot minuti non è esattamente l’incubo della manodopera che certi titoli descrivono.

È qui che il gesto di Atlas assume un peso diverso. Non è il primo modello capace di sostituire da solo il proprio pacco energetico, questo va chiarito, ma resta tra i più evoluti in circolazione e affronta di petto uno dei nodi più concreti del settore: la continuità operativa. Tradotto, la capacità di restare in servizio senza interruzioni gestite dall’esterno.

Perché conta più di una capriola

Chi segue Boston Dynamics da tempo ha imparato ad associare il nome dell’azienda a filmati acrobatici, salti, parkour, robot che si rialzano dopo una caduta. Materiale ottimo per far girare i video, meno utile per capire se una di queste macchine possa davvero reggere un turno in un reparto produttivo. La sostituzione autonoma della batteria appartiene a un’altra categoria di notizie, quella meno fotogenica e più decisiva, perché parla di logistica, di tempi morti, di quanto costa mantenere in funzione una flotta.

Un umanoide che gestisce da solo la propria autonomia energetica apre la strada a scenari dove il numero di robot per stabilimento può crescere senza che aumenti in proporzione il personale dedicato a sorvegliarli. E siccome uno dei grandi argomenti a favore di questi mezzi è proprio la flessibilità, cioè la possibilità di riprogrammarli su mansioni diverse invece di sostituire l’intera linea, ogni ostacolo pratico rimosso conta doppio. Il quadro generale resta quello di una tecnologia in transizione, con dimostrazioni controllate che precedono di parecchio l’impiego su larga scala. Ma il percorso è tracciato: prima la mobilità, poi la manipolazione degli oggetti, poi la percezione dell’ambiente, e adesso l’indipendenza energetica. Atlas si stacca la batteria, la posa, ne prende un’altra e riparte, senza che nessuno debba dirgli quando farlo.

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