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Con l’annuncio di M5 Ultra, Apple ha messo sul tavolo quello che definisce senza mezzi termini il chip più potente mai realizzato dall’azienda, un processore che nasce da un’idea tanto semplice quanto ingombrante: prendere due M5 Max, ciascuno già composto da due die, e farli lavorare come se fossero uno solo. È la prima volta che un chip della famiglia M adotta un’architettura a quattro die, e il risultato si vede soprattutto nei numeri legati alla memoria e al calcolo per l’intelligenza artificiale.
Il collante di tutto questo è la nuova generazione di UltraFusion, la tecnologia di interconnessione che Apple ha rivisto per reggere il carico. La banda passante tra i die supera adesso i 4,4TB/s, mentre la densità delle connessioni cresce di oltre 6 volte rispetto al passato. Tradotto in pratica: il sistema operativo e le applicazioni vedono un processore unico, non quattro pezzi cuciti insieme, e non serve alcun lavoro particolare da parte degli sviluppatori per sfruttare l’insieme.
CPU e GPU, i numeri che contano davvero
Sul fronte CPU, M5 Ultra arriva fino a 36 core, suddivisi tra 12 super core e 24 core ad alte prestazioni. Il confronto scelto da Apple è con M3 Ultra, e parla di prestazioni fino a 1,25 volte superiori nell’elaborazione a singolo thread e fino a 1,3 volte superiori in ambito multithread. Non è il salto più clamoroso della presentazione, ma è il tipo di miglioramento che si sente nelle code di render, nelle compilazioni lunghe, in tutto ciò che tiene la macchina impegnata per ore.
La parte più interessante riguarda la GPU, che sale fino a 80 core e, per la prima volta su un chip della serie Ultra, integra un Neural Accelerator dentro ogni singolo core. Qui il divario diventa evidente: fino a 4,3 volte le prestazioni di picco nel calcolo AI rispetto a M3 Ultra, oltre a una grafica fino a 1,8 volte più veloce rispetto alla generazione precedente. Completa il quadro un Neural Engine a 32 core e un Media Engine potenziato, con il doppio dei blocchi di codifica e decodifica video rispetto a M5 Max. Il dato spettacolare, in questo caso, è la riproduzione simultanea di 33 flussi 8K ProRes 422 a 30 fps.
Memoria unificata fino a 512GB e modelli AI che girano in locale
Il capitolo memoria unificata è probabilmente quello che spiega meglio a chi si rivolge questo chip. Si arriva fino a 512GB, con una banda passante che tocca 1,2TB/s, ovvero il 50% in più rispetto a M3 Ultra. Apple insiste su un punto preciso: con questa dotazione diventa possibile tenere interi dataset di grandi dimensioni in locale, aumentare il numero di token generati al secondo e far girare modelli linguistici da centinaia di miliardi di parametri direttamente sulla macchina, senza appoggiarsi a servizi esterni o a infrastrutture cloud.
È un messaggio rivolto a chi lavora con l’AI in modo serio, dai laboratori di ricerca agli studi che sviluppano modelli proprietari e non hanno voglia di far uscire i propri dati dall’ufficio. Ma torna utile anche a chi monta video, gestisce ambienti 3D complessi o lavora su progetti audio con centinaia di tracce, perché tutta quella banda passante non resta appannaggio di un solo tipo di carico.
M5 Ultra è disponibile in esclusiva sul nuovo Mac Studio, ordinabile in preordine già da oggi. Le prime consegne partono il 22 settembre, mentre per le configurazioni con 512GB di memoria bisognerà aspettare la fine di ottobre.










