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Il boom dei prezzi delle memorie sta lasciando il segno molto oltre il perimetro dei semiconduttori, e ora tocca anche il mondo dei display. Le stime più recenti di Counterpoint Research parlano chiaro: le spedizioni globali di pannelli caleranno del 4,7% nel 2026 rispetto all’anno precedente. La causa va cercata nella domanda senza precedenti che arriva dai data center dedicati all’intelligenza artificiale, che ha fatto schizzare i costi di DRAM e NAND e ha innescato un effetto domino su tutta la filiera elettronica.
Il meccanismo è abbastanza lineare. I rincari sulle memorie non restano confinati a chi produce chip, ma finiscono nei listini di smartphone, PC e dispositivi vari. E quando i prezzi finali salgono, la domanda si raffredda, in particolare nelle fasce economiche e di medio livello, dove il margine di manovra dei produttori è già sottile.
Smartphone e tablet pagano il conto più salato
Il settore che soffre di più è quello degli smartphone. Counterpoint prevede una flessione del 9,5% nelle spedizioni di pannelli destinati ai telefoni nel corso del 2026, un numero pesante se si considera quanto quel comparto abbia trascinato il mercato negli ultimi anni. Secondo Bob O’Brien, Research Director di Counterpoint Research, i produttori non sono più in grado di tenere i livelli di prezzo aggressivi a cui il pubblico si era abituato. Il risultato è che molti consumatori rinviano l’acquisto oppure si spostano verso usato e ricondizionato, un mercato che continua a guadagnare terreno proprio per questo motivo.
Nel comparto IT la situazione è meno drammatica, ma il rallentamento c’è. Le spedizioni di pannelli per monitor sono attese in calo dell’1,7% nel 2026, un dato rivisto in meglio rispetto alla stima precedente che parlava di un meno 3%. Per i notebook la correzione è ancora più netta: si passa da un previsto meno 8,8% a un più contenuto meno 2,7%, merito soprattutto dei buoni volumi registrati nella prima metà dell’anno. Counterpoint però mette le mani avanti. Il problema potrebbe essere solo spostato in avanti, perché l’aumento dei prezzi dei prodotti finiti rischia di spingere i produttori a comprare meno pannelli nel 2027, con un nuovo arretramento della domanda.
OLED, TV e automotive vanno in controtendenza
Mentre le fasce mainstream frenano, le tecnologie premium tirano. Diversi produttori stanno rafforzando l’offerta OLED proprio per compensare le difficoltà nei segmenti più economici, e i numeri lo confermano: le spedizioni di pannelli OLED per monitor dovrebbero crescere del 60% nel 2026, quelle per notebook del 50%. Una spinta che arriva da chi è disposto a spendere di più e che, almeno per ora, non sembra risentire troppo dei rincari a monte.
Anche il mercato TV mostra spalle più larghe. I televisori dipendono meno dai chip di memoria rispetto a smartphone e computer, quindi l’onda lunga della crisi arriva attenuata. Counterpoint stima una crescita superiore al 10% per le spedizioni di pannelli Mini LED sia nel 2026 sia nel 2027, segno che il segmento continua a spostarsi verso soluzioni più avanzate senza grandi contraccolpi.
Il vero motore, però, resta l’automotive. L’integrazione di un numero sempre maggiore di schermi all’interno delle vetture sostiene la domanda e rende il settore auto l’unica delle sei principali applicazioni display destinata a crescere nel 2026. Un primato che dovrebbe ripetersi anche nel 2027, aiutato dall’aumento costante delle dimensioni medie degli schermi montati nei veicoli, tra cruscotti digitali, sistemi di infotainment sempre più larghi e display aggiuntivi per i passeggeri.
Il quadro complessivo, insomma, racconta un mercato a due velocità. Da un lato i volumi di massa che arretrano sotto il peso dei prezzi delle memorie, dall’altro le nicchie premium e i nuovi spazi applicativi che continuano a espandersi. E con le previsioni che già guardano al 2027, il nodo dei costi dei chip di memoria resta il fattore che più di ogni altro condizionerà gli acquisti di pannelli nei prossimi mesi.










