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Chi naviga tra le pagine di Apple o Amazon e si vede comparire all’improvviso un pop up che segnala un addebito non autorizzato farebbe bene a fermarsi un attimo, perché dietro questi falsi avvisi di frode si nasconde una campagna di truffa piuttosto ben congegnata. Il meccanismo punta tutto sul panico immediato, quello che spinge a comporre un numero di telefono senza pensarci troppo. E il vero danno, va detto, non arriva dall’avviso in sé ma da quello che succede dopo.
La dinamica è sempre la stessa. Una finestra si apre sopra il sito legittimo, imita nell’aspetto una notifica ufficiale e informa che l’account Apple ID o Amazon è stato appena usato per un acquisto da EUR 130, poco meno di 130 euro al cambio. Cifra scelta con criterio, abbastanza alta da far scattare l’allarme ma non così esagerata da sembrare una messinscena. Sotto compare un numero di assistenza clienti da chiamare subito, identico in entrambe le versioni del pop up.
Cosa succede quando si chiama quel numero
Dall’altra parte della cornetta non c’è nessun operatore Apple o Amazon. C’è un truffatore che, a seconda dei casi, prova a far installare un programma di accesso remoto al dispositivo, oppure chiede le credenziali dell’account, oppure ancora propone il pagamento di una fantomatica quota per mettere in sicurezza il profilo. Tre strade diverse per lo stesso obiettivo.
Chi prova a cercare quel numero su Google trova un finto sito di supporto Amazon, ospitato su un dominio che ricorda vagamente quello ufficiale ma che con amazon.com non ha nulla a che spartire. Un dettaglio costruito apposta per reggere la messinscena nel caso in cui la vittima decida di verificare. Tutti gli elementi classici del phishing sono presenti: urgenza artificiale, gergo tecnico buttato lì per intimidire, e quella cifra calibrata al centesimo.
Come riconoscere una segnalazione autentica
Il punto di partenza è semplice e vale sempre: nessuna azienda seria manda avvisi di sicurezza tramite un pop up del browser. Se davvero c’è un problema su un account, la comunicazione arriva tramite notifica dentro l’app oppure via email, e anche in quest’ultimo caso conviene mantenere una certa diffidenza, visto che la posta elettronica resta uno dei canali preferiti dai truffatori. Per togliersi ogni dubbio la strada più sicura è una sola: aprire direttamente il sito ufficiale o l’applicazione, effettuare l’accesso e controllare la cronologia dei messaggi e il registro delle attività. Se l’addebito sospetto esiste davvero, comparirà lì.
C’è poi un aspetto che molti ignorano. Le contestazioni per un addebito non autorizzato non si gestiscono telefonicamente con il servizio clienti di un negozio online. Nella stragrande maggioranza dei casi l’interlocutore è la banca o l’emittente della carta di credito, ed è proprio da un istituto finanziario che spesso arriva la prima segnalazione di un movimento anomalo. Chiamare un numero pescato da una finestra pop up non è mai la mossa giusta.
Cosa fare se il pop up compare
Nessuna informazione relativa agli account va comunicata per telefono, a meno che il numero sia stato verificato in autonomia, per esempio passando dall’app ufficiale dell’azienda, e la chiamata sia stata avviata dall’utente stesso. La differenza tra chiamare ed essere indotti a chiamare è tutta lì. Questi pop up fraudolenti non spuntano dal nulla. Sono in genere il risultato di pubblicità malevole, reindirizzamenti del browser oppure siti compromessi, tutti strumenti ampiamente usati nelle campagne di phishing. Quando ne compare uno la reazione corretta è chiudere immediatamente la scheda, senza cliccare da nessuna parte, senza premere sul pulsante di chiusura interno alla finestra e senza interagire in alcun modo con il contenuto. Anche un click apparentemente innocuo può essere il primo passo verso qualcosa di parecchio più sgradevole.










