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La causa tra Apple e OpenAI si sta facendo sempre più tesa e, ormai, ruota quasi tutta attorno alle prove. Negli ultimi sviluppi Apple accusa OpenAI e gli altri imputati di aver sfruttato una semplice opposizione procedurale per far entrare nel procedimento argomenti nuovi e nuove testimonianze. Il contenzioso coinvolge anche due ex dipendenti di Cupertino, Chang Liu e Tang Tan, oltre alla società io Products. Quella che era nata come una disputa sui segreti industriali sta quindi assumendo i contorni di uno scontro tecnico su cosa possa essere presentato in aula e cosa invece debba restare fuori.
Per capire il peso di questa mossa conviene fare un passo indietro. Tutto parte dall’accusa, mossa da Apple, secondo cui alcune informazioni riservate dell’azienda sarebbero finite nello sviluppo hardware di OpenAI. Un’ipotesi pesante, che spiega perché la società di Cupertino stia seguendo il caso con tanta determinazione e perché ogni passaggio formale venga combattuto con altrettanta energia dalla controparte.
L’ingiunzione preliminare al centro dello scontro
Il cuore della vicenda giudiziaria è la richiesta di Apple di ottenere un’ingiunzione preliminare. Detta in parole semplici, si tratta di un provvedimento che il giudice può concedere prima che il processo arrivi a sentenza. Se accolta, potrebbe imporre alcune limitazioni agli imputati già nelle fasi iniziali, senza aspettare la fine del procedimento. L’obiettivo dichiarato di Apple è proprio questo, cioè impedire che eventuali dati riservati continuino a essere utilizzati mentre la causa va avanti.
Si capisce allora perché la partita sia così delicata. Un’ingiunzione di questo tipo non chiude la controversia ma può incidere in modo concreto sul lavoro degli imputati nel frattempo. Ed è attorno a questa richiesta che le due parti stanno affilando le armi, con una contesa che si sposta sempre più dal merito delle accuse alle regole procedurali che stabiliscono come e quando le prove possano essere presentate.
Una battaglia sulle regole e sulle prove
La svolta più recente riguarda proprio questo terreno. In precedenza era stata OpenAI ad attaccare, accusando Apple di aver inserito nuove prove nella propria replica. Secondo l’azienda guidata dagli sviluppatori di ChatGPT, una parte di quel materiale avrebbe dovuto essere esclusa perché introdotta in una fase in cui non sarebbe stato corretto farlo. In ambito giudiziario la replica serve infatti a rispondere agli argomenti della controparte, non ad aprire fronti completamente nuovi, e su questo punto OpenAI aveva costruito la sua contestazione.
Ora la situazione si è ribaltata. Apple sostiene che a forzare le regole sia stata piuttosto la controparte. La risposta degli imputati, secondo Cupertino, sarebbe andata molto oltre una semplice contestazione delle prove ritenute inammissibili. Invece di limitarsi a chiedere l’esclusione di alcuni elementi, OpenAI e gli altri soggetti coinvolti avrebbero approfittato dell’occasione per portare sul tavolo nuove testimonianze e argomentazioni inedite, di fatto ampliando il perimetro della discussione.
Fonte: TecnoAndroid







