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Circola da qualche giorno la voce che Anthropic abbia individuato una classe completamente nuova di antibiotici, efficace contro i ceppi batterici resistenti, e che l’annuncio sia stato calibrato per arrivare poco prima della quotazione in borsa della società. Nessuna conferma ufficiale, va detto subito, ma due fonti distinte hanno rilanciato la stessa indiscrezione nel giro di poche ore, e il tema è abbastanza serio da meritare attenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera infatti la resistenza antimicrobica una delle emergenze sanitarie più pesanti del ventunesimo secolo.
Il contesto aiuta a capire perché la notizia abbia fatto rumore. I batteri più diffusi stanno sviluppando resistenza ai farmaci di uso comune a una velocità preoccupante, un po’ per abuso di prescrizioni, un po’ per la naturale capacità degli organismi di adattarsi alle condizioni ostili. Nel frattempo molte idee promettenti restano bloccate nel limbo preclinico, soffocate da difficoltà finanziarie e da un percorso di autorizzazione lungo e costoso. Le grandi aziende farmaceutiche, dal canto loro, hanno smesso da tempo di crederci: il settore viene descritto senza troppi giri di parole come un cimitero di tentativi falliti e società andate in bancarotta.
Anthropic: cosa dicono le indiscrezioni sui nuovi antibiotici
Il primo post apparso su X, datato 8 settembre 2026, parla apertamente di una scoperta destinata a essere presentata in occasione dell’IPO di Anthropic, con tanto di battuta sul timore che un concorrente possa bruciare i tempi investendo potenza di calcolo per arrivare prima. Il giorno successivo un secondo utente ha confermato la circolazione della voce, senza però citare Anthropic per nome, e aggiungendo un dettaglio non da poco: l’annuncio formale arriverebbe solo dopo i test sull’uomo.
La resistenza antimicrobica, del resto, è un terreno quasi perfetto per un laboratorio di intelligenza artificiale che voglia mettersi in mostra. C’è una mole enorme di letteratura accademica da digerire, esistono saggi di laboratorio standardizzati facilmente automatizzabili, quei test che servono a misurare presenza, concentrazione o attività di una sostanza, e serve la capacità di far girare migliaia di prove in parallelo. Una volta trovata una strada credibile si passa agli animali, poi eventualmente agli esseri umani.
Secondo una analisi firmata da William H. Bragg, che si definisce un “biotech bro”, le vie percorribili sarebbero tre. La prima è la scoperta farmacologica classica, con il modello che assorbe la letteratura pubblicata, sceglie un bersaglio e progetta gli esperimenti migliori per arrivare a una molecola inedita. La seconda prevede che un Claude o un GPT setacci gli studi già esistenti per stanare i composti più promettenti, li acquisti e li accompagni fino all’approvazione, decidendo da solo cosa offrire, chi contattare e come chiudere l’accordo. La terza, la più rapida, punta sul riutilizzo di farmaci già approvati non come antibiotici veri e propri ma come adiuvanti, sostanze che da sole non uccidono i batteri ma rendono più efficaci quelli in circolazione.
La sfida a distanza con OpenAI e il clima da vigilia di quotazione
Tutto questo si inserisce in una gara di dispetti tra Anthropic e OpenAI, entrambe impegnate a catalizzare attenzione prima delle rispettive quotazioni. Il caso più clamoroso riguarda il problema di Navier Stokes: il 15 agosto Tristan Buckmaster e Levent Alpöge avevano annunciato progressi su alcuni problemi matematici importanti, senza però una dimostrazione del Millennium Prize da un milione di dollari. OpenAI avrebbe poi offerto a Buckmaster un credito parziale a patto che rimuovesse Alpöge, legato ad Anthropic, dalla lista degli autori. Buckmaster ha rifiutato e ha sollevato dubbi sulla riservatezza dei suoi appunti conservati in Codex, sospettando che la soluzione altrui ne avesse tratto vantaggio. OpenAI ha finito per pubblicare il proprio lavoro senza citarlo, mentre Alpöge è rimasto in silenzio.
Nelle stesse ore Anthropic ha alzato la voce con altri mezzi. Jacob Coxon ha annunciato le dimissioni dopo tre anni di ricerca sul pretraining tra OpenAI e Anthropic, accusando entrambe le aziende di correre verso una superintelligenza capace di automigliorarsi. Poi Evan Hubinger, responsabile dell’allineamento dei modelli in Anthropic, ha stimato in oltre il 10 percento la probabilità che l’intelligenza artificiale stermini l’umanità nel prossimo decennio.








