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Ant Afu, l’IA che affianca i medici rurali in Cina

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L’intelligenza artificiale sta entrando nelle campagne cinesi da una porta laterale, quella degli ambulatori dove un solo medico si occupa di migliaia di persone. Il caso raccontato in questi giorni riguarda Zhang Qifang, 68 anni, che da solo segue oltre 2.000 pazienti a Pu’an, nella provincia del Guizhou. Non è una situazione recente, anzi: il medico spiega di portare avanti questa mole di lavoro da tre decenni. Poco personale e tanti malati, una formula che nella sanità non ha mai funzionato bene, né lì né altrove.

Proprio per questo Zhang ha accolto volentieri Ant Afu, il progetto che porta l’IA dentro la pratica medica quotidiana. Il punto interessante è come è stato costruito. Si sapeva già che i modelli linguistici prendono voti altissimi agli esami di medicina, ma un conto è la carta, un altro sono le persone in carne e ossa, quello che dicono, quello che tacciono e il modo in cui lo raccontano. Ant Afu, che fa capo alla società madre di Alipay, non ha trasformato l’algoritmo in un dottore che parla con i pazienti. Lo ha reso un assistente per i professionisti.

Cosa fa davvero questo assistente digitale

Il sistema apre l’accesso a una base di conoscenza medica molto ampia, aiuta a orientare le diagnosi e permette di analizzare un referto o un esame del sangue quando il medico ha dei dubbi e cerca un appoggio. La scelta di campo è dichiarata: l’applicazione punta sulla sanità rurale, cioè dove il bisogno è più evidente.

Dietro c’è un modello medico proprietario di Ant Group chiamato Ant Medical, rilasciato in codice aperto all’inizio di quest’anno. È uno dei modelli medici aperti più grandi in circolazione, con 100 miliardi di parametri, addestrato su dati clinici reali e messo a punto per ragionare come farebbe un clinico. Si è piazzato al primo posto in diversi benchmark dedicati alla medicina, tra cui HealthBench di OpenAI. Nessuno però è infallibile, e quando l’IA non basta il sistema può collegarsi a una rete di 300.000 dottori.

Il divario tra le città e le campagne

La Cina dei treni ad alta velocità, dei droni e delle metropoli come Shenzhen, Shanghai o Pechino convive con un’altra Cina, quella agricola, dove lo squilibrio non si misura solo in chilometri e organici. È un problema strutturale. Nelle zone rurali i pazienti sono in gran parte anziani con malattie croniche, mentre diversi medici di paese non hanno la formazione specialistica dei colleghi delle città. Lo stesso Zhang ricorda un caso di ipertiroidismo nel 1999 che non riuscì a riconoscere. Meno medici, meno aggiornati e spesso avanti con gli anni, come buona parte di chi assistono. Qui sta la ragione per cui la vicenda supera i confini di un singolo villaggio. La carenza cronica di specialisti non è un’esclusiva cinese, si ritrova nelle aree interne della Spagna, in India, in ampie zone rurali dell’America Latina. Un modello del genere, in teoria, si può replicare. E mentre molte tecnologie stanno allargando il divario digitale, basti pensare alla fatica di tanti anziani alle prese con le prenotazioni online, questo va nella direzione opposta. C’è chi vede nell’IA soprattutto un moltiplicatore di produttività, qui invece somiglia più a uno strumento per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

I numeri della diffusione

Da febbraio 2026 sono 170 i medici rurali dell’area di Pu’an formati all’uso del sistema. Da giugno il progetto si è allargato a Meizhou, nel Guangdong, arrivando a coprire due medici locali su tre. Al momento Ant Afu opera in 4 province e 27 tra prefetture e città, servendo complessivamente 70.000 tra medici rurali e di famiglia in tutta la Cina. Le informazioni arrivano dalla presentazione ufficiale del progetto all’Inclusion Conference di Shanghai, un evento in cui l’azienda che lo ha sviluppato elenca i propri punti di forza. Il dispiegamento è già ampio, ma le fasi restano iniziali ed è presto per conoscere la precisione diagnostica effettiva, il tasso di errore o l’impatto reale sui pazienti.

Fonte: TecnoAndroid

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