Vai al contenuto
Offerte

Android Auto 17.6 svela il nuovo look e l’arrivo di Gemini

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Con il rilascio della versione 17.6 di Android Auto, Google ha cominciato a spostare dentro il codice dell’app buona parte di quel restyling mostrato sul palco del Google I/O 2026. Non si tratta ancora di funzioni pronte all’uso, ma di fondamenta: riferimenti a Gemini, risorse grafiche legate a Material 3 Expressive, gestione dell’interfaccia da bordo a bordo dello schermo, controlli più fini sulle versioni di Android e una serie di elementi che sembrano pensati per i veicoli elettrici e per la gestione dell’energia. Chi analizza i pacchetti delle beta, insomma, ha trovato parecchio materiale.

Il contesto aiuta a capire perché Google ci stia mettendo tanta cura. L’azienda parla oggi di una compatibilità che supera i 250 milioni di veicoli, mentre in parallelo cresce il numero di modelli con l’esperienza Android Automotive integrata di serie. L’abitacolo è diventato uno dei terreni dove sistema operativo, servizi cloud e intelligenza artificiale devono per forza andare d’accordo.

Un’interfaccia che deve adattarsi a schermi sempre più strani

La parte più interessante della release 17.6 non è una singola schermata, ma un insieme di risorse che preparano l’app a uscire dal classico rettangolo dell’infotainment. Google lo ha detto chiaramente: il nuovo design dovrà funzionare su display ultrawide, su pannelli circolari e su forme che con i vecchi schemi non c’entrano nulla.

Le automobili moderne usano risoluzioni e proporzioni molto diverse tra loro, e il software deve stare attento a non finire sotto barre persistenti, bordi curvi o zone riservate agli elementi proprietari del costruttore. Nel codice compaiono riferimenti come enableEdgeToEdge e parametri dedicati ai margini dei Window Insets su tutti e quattro i lati dello schermo, cioè proprio quelle aree in cui l’interfaccia deve fare un passo indietro per non coprire nulla.

Sul fronte estetico, Google ha confermato che la prossima generazione adotterà Material 3 Expressive. Nella 17.6 si trovano configurazioni per dissolvenze, pannelli laterali e transizioni delle superfici, con l’obiettivo di evitare che mappe, schede multimediali e menu entrino ed escano di scena come blocchi separati. C’è anche il supporto al cosiddetto Predictive Back, quel comportamento che mostra in anticipo dove porterà il gesto indietro prima ancora di completarlo.

Cambia infine il logo. Il simbolo blu derivato dalla freccia di navigazione lascia spazio a una variante verde, con angoli più morbidi. Nel pacchetto convivono ancora il vecchio asset e quello nuovo, una scelta che permette a Google di distribuire gradualmente la nuova identità visiva senza rompere nulla.

Gemini prende il posto di Assistant e impara a farsi interrompere

La sostituzione di Google Assistant con Gemini in auto è già iniziata e la documentazione ufficiale descrive ormai entrambi, con Gemini indicato come riferimento principale. Il salto riguarda soprattutto il tipo di conversazione: niente più formule rigide come “portami a” o “riproduci”, perché l’assistente gestisce domande articolate, tiene il filo del discorso e interpreta richieste con più condizioni insieme. Google porta l’esempio di una colonnina di ricarica vicino a un ristorante aperto, oppure delle chiacchierate libere con Gemini Live. Si attiva dicendo “Hey Google”, toccando il microfono o tenendo premuto il tasto vocale al volante, dove presente.

Servono uno smartphone con almeno Android 11 e 2 GB di RAM, con Gemini impostato come assistente digitale. Vale la pena ricordarlo: installare la 17.6 non significa avere subito tutto, perché lingua, Paese e distribuzione lato server fanno la loro parte.

Nel sorgente compaiono poi voci come settingsgeminibargeinenabled e una variante failsafe. Il termine indica la possibilità di interrompere l’assistente mentre parla, utile quando serve correggere al volo una destinazione senza aspettare la fine della sintesi vocale. C’è anche settingsgeminisharepreciselocationdefault, legato alla condivisione della posizione esatta, che rende più sensate navigazione e ricerca di stazioni di ricarica.

Spark, Magic Cue e i token dell’energia

Alcune analisi collegano le nuove risorse a Gemini Spark, l’agente personale annunciato da Google, capace di eseguire attività persistenti nel cloud, apprendere procedure e chiedere conferma prima di operazioni delicate come l’invio di email o un pagamento. Uno scenario tecnicamente plausibile, ma ancora tutto da verificare.

Discorso simile per Magic Cue, la funzione proattiva di Gemini Intelligence che riconosce cosa sta accadendo sul dispositivo e propone un’azione già pronta, e per gli array chiamati energyprimarytokens, energysecondarytokens e simili. Qui l’interpretazione più ragionevole parla di design token, cioè valori riutilizzabili per colori e superfici, magari dedicati a batteria e autonomia dei veicoli elettrici, non di una nuova architettura per i consumi dello smartphone.

Condividi:
148 Condivisioni