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Il problema alla batteria di Oura Ring 4 non era una sensazione di pochi utenti particolarmente sfortunati, ma una faccenda concreta che l’azienda ha finalmente messo nero su bianco. Chi si è ritrovato a rimettere l’anello sul caricatore ogni sera, invece che ogni tre o quattro giorni come promesso, aveva ragione da vendere. E la cifra che accompagna questa ammissione dà la misura di quanto la vicenda sia stata pesante sui conti.
La conferma arriva dai documenti depositati alla SEC, l’equivalente americano della Consob, in vista della quotazione in borsa. Lì dentro Oura dichiara un aumento delle spese in garanzia pari a circa 78 milioni di euro nell’anno fiscale 2025, indicando esplicitamente i difetti alla batteria di alcuni esemplari di Ring 4 tra le cause principali. Non una nota a piè di pagina, insomma, ma una voce di bilancio che pesa.
Cosa è andato storto e perché conviene scrivere all’assistenza
Sulle cause precise l’azienda resta piuttosto vaga. Si parla genericamente di fattori legati al design, alla produzione e ai fornitori, con la precisazione che sono già stati introdotti test e controlli di qualità più severi. Nessun dettaglio tecnico, nessuna spiegazione su quale componente abbia ceduto. Quello che si sa con certezza è che i reclami sono stati abbastanza numerosi da convincere Oura a sostituire gratuitamente i dispositivi difettosi, in alcuni casi anche quando la garanzia standard di un anno era già scaduta.
Ed è proprio questo il punto più utile per chi si ritrova con un Ring 4 che perde autonomia in modo anomalo. Contattare il supporto vale la pena comunque, anche a garanzia terminata. Non esiste alcuna certezza che la stessa politica venga applicata a tutti, ma il precedente c’è ed è documentato. Un anello smart, del resto, ha senso solo se lo si dimentica addosso: nel momento in cui diventa l’ennesimo oggetto da mettere in carica ogni notte, il vantaggio evapora e i dati su sonno e recupero, quelli per cui lo si è comprato, cominciano a riempirsi di buchi.
Nessun modo per sapere se il proprio anello è tra quelli coinvolti
Qui arriva la parte più scomoda della storia. Oura non ha pubblicato alcun criterio per identificare i pezzi difettosi. Niente intervalli di date d’acquisto, niente taglie coinvolte, nessun elenco di numeri seriali. Chi vuole capire se il proprio anello rientra nei lotti problematici non ha alternative: scrivere all’assistenza e sperare in una risposta chiara. Una trasparenza a metà, che lascia gli utenti in una posizione un po’ scomoda, costretti a fare da soli il lavoro di verifica. Va detto che tutta questa faccenda si è consumata mentre l’azienda cresceva a un ritmo notevole. Nei nove mesi chiusi a giugno 2026 Oura ha incassato circa 1,1 miliardi di euro, venduto 3,1 milioni di anelli e superato quota cinque milioni di abbonati paganti. Il conto della garanzia è stato salato, ma non ha rallentato l’espansione né intaccato la traiettoria commerciale.
E intanto è già arrivato Ring 5
Il catalogo nel frattempo si è spostato avanti. La generazione attuale è Ring 5, e anche su questo modello sono comparse alcune segnalazioni di batteria che si scarica troppo in fretta. Al momento, però, non ci sono elementi per sostenere che si tratti dello stesso identico difetto o che abbia una diffusione paragonabile a quella vista sulla generazione precedente. Restano casi isolati, almeno per quanto è dato sapere. Per chi possiede ancora un Ring 4 e ha convissuto per mesi con un’autonomia dimezzata, il messaggio pratico resta uno solo: aprire una richiesta al supporto, spiegare il comportamento anomalo dell’anello e verificare se scatta la sostituzione gratuita. Il canale è quello, e stando ai documenti depositati l’azienda ha già speso parecchio per rimediare.








