L’app AI Studio per Android e iOS non vedrà mai la luce, e al suo posto arriva qualcosa di più ambizioso. Google ha deciso di cancellare l’applicazione mobile che aveva mostrato durante l’I/O 2026, puntando invece su un’integrazione profonda dentro l’app Gemini. In pratica, sarà lo stesso Gemini a creare app per dispositivi mobili e desktop direttamente durante le conversazioni.
L’idea originale dietro AI Studio era semplice e piuttosto intrigante. L’app doveva permettere di catturare un’intuizione mentre si è in giro e ritrovarsi un prototipo funzionante già pronto una volta arrivati alla scrivania. Insomma, un’alternativa comoda all’uso di aistudio.google.com dal browser dello smartphone. E che l’interesse ci fosse lo dimostrano i numeri: oltre 800.000 utenti avevano prenotato l’app su Google Play e App Store. Un segnale chiaro che la voglia di costruire software mentre si è fuori casa è tutt’altro che marginale.
Eppure Google ha cambiato rotta. La motivazione è stata spiegata in modo diretto: invece di chiedere di scaricare l’ennesima app, il team ha scelto un approccio completamente diverso. Uno in cui le applicazioni nascono in modo naturale, nel corso delle normali conversazioni con Gemini. Per rendere tutto questo realtà su mobile e desktop, il gruppo di AI Studio sta lavorando fianco a fianco con quello che segue l’app Gemini.
Cosa resta e cosa cambia per gli utenti
Non tutto viene buttato via, sia chiaro. Il lavoro sul sito web di AI Studio andrà avanti per chi vuole passare da un’idea a un prompt fino a un vero e proprio business. Le schede dell’app sui negozi digitali, invece, sono già state rimosse. Sui tempi precisi le informazioni restano vaghe: i team sono al lavoro per dare vita al progetto e ci saranno aggiornamenti più avanti.
La parte più interessante di questo annuncio non è tanto la cancellazione in sé, quanto ciò che lascia intravedere sul futuro dell’app Gemini. La capacità di generare applicazioni su misura mentre si chiacchiera con l’assistente sembra il passo successivo più logico per le cosiddette interfacce utente generative. Un’idea che, sul mobile, potrebbe avere ricadute davvero notevoli.
Un esempio concreto rende meglio l’idea. Immaginiamo qualcuno che vuole iniziare a coltivare un orto senza alcuna esperienza alle spalle. Gemini potrebbe creare al volo un’app che insegna le basi, tiene traccia di cosa è stato piantato e ricorda quando annaffiare o togliere le erbacce. Una piccola applicazione con schede dedicate alle lezioni, alla registrazione dei progressi e ai promemoria.
Qualcosa di simile è già fattibile oggi con Gemini Canvas e le Progressive Web App. Queste ultime, tra l’altro, funzionano perfettamente già adesso e avrebbero reso più che accettabile anche solo il rilascio di un’esperienza mobile più curata per AI Studio. Ma un’app nativa, soprattutto su Android, potrebbe fare la differenza in termini di esperienza d’uso e integrazione con il sistema.


