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Una campagna di phishing che sfrutta il nome dell’AGCOM sta circolando in questi giorni nelle caselle di posta di giornalisti, testate e associazioni, e l’Autorità stessa ha deciso di uscire allo scoperto con un avviso pubblicato sul proprio sito ufficiale. Il meccanismo è semplice quanto insidioso, perché i messaggi arrivano da indirizzi collegati a un dominio che assomiglia moltissimo a quello reale, ma reale non è.
Il nome incriminato è agcom.it.com. Basta guardarlo di sfuggita, magari mentre si scorre la posta al volo tra una scadenza e l’altra, per scambiarlo con il legittimo agcom.it. È esattamente su questo che contano i truffatori, sulla distrazione di chi legge in fretta e sul peso istituzionale che il nome dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni porta con sé. Un’email che sembra provenire da un ente regolatore viene aperta con un’attenzione diversa rispetto alla solita pubblicità non richiesta, e quella soglia di fiducia più alta è la vera materia prima di ogni attacco ben congegnato.
Perché i giornalisti sono un bersaglio appetibile
Le segnalazioni ricevute dall’AGCOM negli ultimi giorni sono state numerose e hanno riguardato in particolare giornali e associazioni. Non è una scelta casuale da parte di chi ha organizzato la campagna. Le redazioni ricevono ogni giorno comunicazioni da enti pubblici, autorità di vigilanza, uffici stampa istituzionali, e questo flusso costante rende più difficile individuare l’anomalia. Un messaggio che parla di adempimenti, comunicazioni o procedure legate all’Autorità si mimetizza senza fatica nel traffico quotidiano di una casella professionale.
C’è poi un secondo elemento che rende questo tipo di bersaglio interessante per chi organizza campagne di truffa online. Gli account di posta di una testata custodiscono contatti, rubriche, corrispondenza riservata, documenti. Riuscire a entrare in uno di questi ambienti significa mettere le mani su un patrimonio informativo che va ben oltre il singolo indirizzo compromesso. Ed è per questo che l’invito diffuso dall’Autorità è stato tanto netto quanto essenziale.
Cosa dice l’AGCOM e come comportarsi
L’indicazione fornita dall’AGCOM è di ignorare e cancellare i messaggi che arrivano da quel dominio. Nessuna interazione, nessun tentativo di rispondere per capirci qualcosa di più, nessun clic sui link pericolosi contenuti nelle email. Anche solo aprire un collegamento sospetto può bastare a innescare la parte peggiore della catena, e in questi casi la prudenza non è mai eccessiva. Il consiglio pratico che si ricava dalla vicenda riguarda l’abitudine di controllare per intero l’indirizzo del mittente, non solo la parte iniziale. La differenza tra un dominio autentico e uno contraffatto sta spesso in un’aggiunta minima, una lettera, un’estensione in più appiccicata alla fine. Nel caso specifico quel .com attaccato dopo il .it cambia completamente la destinazione, pur lasciando intatta l’impressione visiva di trovarsi davanti a una comunicazione ufficiale.
Chi gestisce caselle di posta condivise in redazione farebbe bene a segnalare internamente la circostanza, così da evitare che il messaggio venga inoltrato tra colleghi con l’aria di una comunicazione da leggere. Le email truffa di questo tipo guadagnano credibilità proprio quando iniziano a circolare da un indirizzo interno all’organizzazione, perché a quel punto la barriera del sospetto si abbassa ulteriormente.










