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I giochi su Android Auto smettono di essere un esperimento riservato a pochi: Google ha chiuso la fase beta e ha aperto la distribuzione ordinaria, sia per Android Auto sia per Android Automotive OS. La sperimentazione è durata alcuni mesi, con una selezione limitata di titoli accessibili a chi voleva provare, e ora la porta si spalanca agli sviluppatori che vogliono pubblicare senza passare da un programma sperimentale. Per chi sale in macchina domani mattina, a dire il vero, non cambierà quasi nulla a livello visivo. Il cambiamento sta più a monte, nei canali di pubblicazione.
Gli sviluppatori possono infatti caricare i propri titoli compatibili attraverso i canali di open testing e di produzione di Google Play, esattamente come avviene per qualsiasi altra applicazione. Tradotto in pratica: il catalogo dovrebbe crescere più in fretta, senza i collo di bottiglia tipici delle fasi di test chiuso. Quanti titoli arriveranno e con che ritmo, questo lo dirà il tempo, ma la strada burocratica è ora libera.
Solo ad auto ferma, e senza scorciatoie
La regola più importante è anche la più prevedibile. I giochi funzionano esclusivamente ad auto parcheggiata, e nel momento in cui il veicolo si mette in movimento il sistema interrompe tutto. Non c’è margine di manovra: Google blocca anche l’audio alla partenza e non consente di riattivarlo mentre la vettura è in marcia. Nessuna impostazione nascosta, nessuna eccezione per il passeggero.
L’idea, insomma, è quella dei tempi morti. Il quarto d’ora passato in attesa di qualcuno, oppure la sosta alla colonnina mentre un’elettrica si ricarica. Momenti in cui il display dell’auto resta acceso senza fare molto, e in cui una partita breve ha un senso. Sulla stessa linea si muove del resto il lavoro che Google sta portando avanti con le applicazioni video per Android Auto e Android Automotive OS, pensate per lo stesso tipo di situazioni.
Come funzionano e cosa serve per usarli
I titoli vengono mostrati direttamente sullo schermo dell’auto e si comandano tramite touchscreen. In alcuni casi è previsto anche il supporto a un controller collegato, ma qui la scelta spetta a chi sviluppa il gioco: non è un requisito imposto dall’alto, piuttosto un’opzione in più per chi vuole offrirla.
Sul fronte dei requisiti, chi usa Android Auto ha bisogno di uno smartphone con Android 15 o una versione successiva. Il gioco, a sua volta, deve supportare il formato destinato alle auto e superare i controlli che Google effettua prima di autorizzare la distribuzione su Google Play. Discorso leggermente diverso per Android Automotive OS, dove la distribuzione riguarda le vetture che integrano nativamente i servizi Google.
I compiti a casa per gli sviluppatori
Google ha messo nero su bianco un paio di raccomandazioni tecniche che dicono parecchio sulla complessità del contesto. La prima riguarda i display: dimensioni, formato e risoluzione cambiano in modo notevole da un costruttore all’altro, e un’interfaccia pensata per un solo tipo di schermo rischia di risultare inutilizzabile altrove. L’invito è quindi a costruire layout che si adattino senza forzature, qualunque sia lo schermo montato a bordo.
La seconda raccomandazione tocca la gestione delle sessioni di gioco. Dato che la partita può essere interrotta di colpo, per esempio quando si riparte, un titolo ben fatto dovrebbe conservare lo stato precedente alla chiusura e permettere di riprendere da quel punto alla riapertura. Ricominciare da zero ogni volta, in uno scenario dove le pause sono la norma e non l’eccezione, significherebbe rendere l’esperienza semplicemente fastidiosa.
Fonte: TecnoAndroid








