FacebookPassando dagli SMS alla messaggistica istantanea, ecco che le catene hanno conquistato anche Whatsapp. Ci sono quelle più pericolose, che contengono al loro interno dei link, dietro i quali spesso si celano virus o attivazione di abbonamenti a pagamento. Invece, quelle che contengono semplici messaggi hanno di solito il fine di allarmare con notizie che, nella maggior parte dei casi, alla fine si rivelano essere bufale, oppure con comunicazioni a fine promozionale.

Nemmeno i social sono stati risparmiati. Scorrendo la bacheca di Facebook, vi sarà capitato di imbattervi in una delle tante catene di Sant’Antonio: si tratta in genere di post (contenenti semplici testi, ma anche foto o video) che invitano gli utenti a mettere mi piace, votare o condividerne il contenuto sul proprio profilo.

Facebook, guerra alle truffe

Dietro quella che sembra un’innocua richiesta, si annida la volontà della pagina in questione di ottenere visibilità sulle nostre bacheche tramite la condivisione; questa tecnica, definita in inglese “engagement bait”, punta a coinvolgere un numero sempre maggiore di utenti che visualizzano un determinato contenuto.

L’engagement bait può trovarsi in tre diverse varianti. La prima è il “vote baiting”: i post in questione chiedono all’utente di votare una preferenza, di solito descritta in un’immagine, usando, oltre al classico “mi piace”, anche le altre quattro reazioni a disposizione (faccina sorpresa, divertita, triste, oppure il cuore). La seconda è il “react baiting”, dove si invita una specifica categoria di utenti a mettere un “mi piace” nel caso in cui essa si riconosca nel tema trattato dal post. Infine, la terza categoria è quella del “share baiting” vero e proprio, in cui si invita l’utente a mettere “mi piace” e condividere a sua volta il post con uno specificato numero di utenti, solitamente allo scopo di vincere qualcosa.

Ma da oggi questi post non avranno lunga vita: l’azienda di Menlo Park ha dichiarato, tramite un post pubblicato da Henry Silverman e Lin Huang sul blog ufficiale del social, che le pagine responsabili verranno punite.

Ed ecco che Facebook decide di applicare la filosofia “occhio per occhio, dente per dente”, nelle settimane successive, tutte le pagine che continueranno a pubblicare imperterrite i post di engagement baiting, verranno penalizzate con la più temuta delle punizioni: ossia ridurre a zero il loro “reach organico”, che consiste nel numero di visualizzazioni che una pagina di Facebook riesce a raggiungere senza pagamento. Per cui, più essere cercheranno visibilità tramite lo strumento del baiting, più la loro visibilità verrà rasa al suolo.

Ovviamente, tutti i post che vengono condivisi per scopi utili, come ad esempio ricercare persone scomparse, consigli, raccolte fondi, o altri aiuti vari, non saranno coinvolti in questo provvedimento.