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I Googlebook riportano in auge un dettaglio che chi usa Android da parecchi anni conosce bene, cioè i tasti di navigazione. Agli albori dell’era degli smartphone molti dispositivi Android avevano pulsanti fisici nella parte bassa, pensati per tornare indietro, raggiungere la Home, aprire il menu o avviare una ricerca. Oggi quell’idea ricompare in una forma diversa, direttamente sulla tastiera dei nuovi portatili di Google. Basta osservare con un po’ di attenzione la disposizione dei tasti per notare che F1, F2 e F3 riportano le vecchie icone a forma di triangolo, cerchio e quadrato, quelle introdotte con Android 5.0 Lollipop.
Nel gergo tecnico si parla di pulsanti di navigazione. Sugli smartphone sono stati in gran parte rimpiazzati dalle gesture, come lo scorrimento dal bordo dello schermo per tornare alla pagina precedente. Eppure non sono mai spariti del tutto, visto che continuano a essere disponibili come metodo alternativo anche nelle versioni più recenti del sistema operativo mobile. Chi preferisce la vecchia scuola può ancora attivarli senza problemi.
Cosa fanno triangolo, cerchio e quadrato sulla tastiera
Il funzionamento ricalca quello già noto su telefono. Il triangolo rivolto verso sinistra fa da tasto Indietro, il cerchio porta alla schermata principale riducendo a icona le applicazioni aperte, mentre il quadrato mostra le app attive con una disposizione che ricorda parecchio Mission Control di macOS oppure la Visualizzazione attività di Windows. Niente di complicato quindi, anzi per chi arriva da uno smartphone Android il passaggio risulta quasi immediato.
La scelta di Google, comunque, non nasce da un semplice effetto nostalgia. Dietro c’è una ragione molto concreta e pragmatica. Il pulsante Indietro in particolare può tornare comodo quando si usano app Android che non sono state progettate pensando a un’interfaccia desktop o all’interazione con tastiera e mouse. Sono situazioni frequenti, perché moltissime applicazioni nascono per il tocco su uno schermo piccolo e solo in seguito finiscono su dispositivi più grandi.
In casi del genere poter contare su un comando dedicato sulla tastiera evita di andare a caccia, all’interno dell’app, di un controllo che spesso non è ottimizzato per un display più ampio. Un tasto fisico sempre nello stesso posto rende la navigazione più rapida e meno frustrante, soprattutto quando l’interfaccia dell’applicazione sembra adattata in fretta e furia al formato del portatile.
Il tasto Home dei Googlebook e il desktop peeking
Non tutto però sembra sfruttato fino in fondo. C’è chi fa notare che il tasto Home dei Googlebook rappresenta in questa fase un’occasione colta solo a metà. Premendolo una volta, come già detto, viene mostrato il desktop. Sarebbe però più pratico se una seconda pressione riportasse le app esattamente dove si trovavano prima, così da passare avanti e indietro senza perdere il filo del lavoro.
L’osservazione ha senso anche perché una funzione simile esiste già sui portatili di Google. Si chiama desktop peeking e permette proprio di dare un’occhiata al desktop per poi tornare alle finestre aperte. Il punto è che non passa dal tasto con il cerchio ma si richiama attraverso una combinazione di tasti differente, separata quindi dal pulsante Home presente su F2.
Fonte: TecnoAndroid








