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Zoom Books, i libri usati che finiscono nell’addestramento AI

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Chi compra i libri da distruggere per addestrare l’AI resta, a oggi, una domanda senza una risposta definitiva. Container interi di volumi usati viaggiano da mesi lungo rotte commerciali che attraversano l’Europa e arrivano fino agli Stati Uniti, passando per società che si presentano come semplici rivenditori di libri di seconda mano. Testi introvabili, saggi, manuali tecnici rimasti a prendere polvere nei magazzini per decenni. Carta che sul mercato vale pochissimo, ma che per l’intelligenza artificiale sembra avere un valore tutto diverso.

Gli acquisti non seguono un criterio evidente, eppure qualche traccia la lasciano. Lungo la catena compaiono nomi ricorrenti, magazzini, partner logistici, e ogni anello sembra conoscere solo il pezzo immediatamente successivo. Il resto si perde dietro clausole di riservatezza.

Zoom Books e la catena degli intermediari

Il primo nome della lista è Zoom Books, sigla operativa dietro la canadese Acirassi, già emersa parlando con i librai che hanno ricevuto ordini anomali. La società ha sempre difeso la privacy dei propri clienti, ribadendo però un punto: non scansiona e non distrugge nulla. A spiegare il meccanismo è stato Reed Pannell, Chief Growth Officer dell’azienda canadese, un nome che nell’inchiesta torna per una coincidenza curiosa, visto che in precedenza lavorava in World of Books, società con un ruolo strategico nel Project Panama, quello dei libri forniti ad Anthropic e poi scansionati e smembrati. Altra coincidenza temporale: l’ingresso nella società canadese combacia con l’avvio degli acquisti massivi.

La versione ufficiale è netta. Zoom compra libri usati e li rivende interi, come oggetti fisici. Niente digitalizzazione, niente smontaggio, niente riduzione in polpa, nessuna estrazione di dati testuali e nessuna informazione ricevuta dagli acquirenti. I volumi che non trovano compratori finiscono al riciclo. Quando però la domanda si sposta su cosa accada dopo la vendita, la porta si chiude: accordi commerciali con clausole di riservatezza, nessun commento su cosa faccia un acquirente con la merce comprata. Una scelta rivendicata come coerente con oltre 20 anni di esperienza nel settore librario.

Dove finiscono davvero i volumi

Dalla lista dei possibili destinatari va escluso Anthropic, almeno stando alle dichiarazioni dell’azienda, che tramite un portavoce ha negato acquisti diretti da Zoom Books. Claude, spiegano, viene addestrato con un mix di dati pubblici disponibili sul web, dataset acquisiti commercialmente e materiali generati internamente. Nello stesso tempo l’azienda ammette che l’approvvigionamento di libri è una pratica diffusa nell’industria per l’addestramento dei modelli linguistici, precisando di non acquistare né distruggere volumi rari o antiquari e di rivolgersi ai normali mercati commerciali.

Un indizio concreto arriva invece da Roma, dalla Libreria Marini gestita da Adele e Giovanna Marini. Gli ordini arrivati da Zoom Books sono stati spediti a PrepFort, magazzino di proprietà Amazon a Wood Dale, in Illinois. Le titolari raccontano di aver ricevuto diverse richieste da Amazon e AbeBooks, tutte dirette allo stesso indirizzo. Tra i titoli partiti ci sono Il dramma di Pearl Harbor, La guerra franco napoletana tra il 1798 e il 1799 e Intrecci. Il mobile in vimini italiano. Tre esempi che confermano il quadro emerso da altre librerie: acquisti di nicchia, discipline diversissime. Soprattutto storia, diritto, romanzi vari, con qualche incursione nella fotografia.

Il filo che porta ad Amazon

Zoom Books non è l’unica società ad aver bussato alla libreria romana. Compare anche Scan Pb, i cui ordini sono stati inviati a WN Shipping, partner Amazon con base nel Regno Unito. La differenza sta nelle lavorazioni: nel magazzino Amazon i libri passano attraverso diverse operazioni, anche se la scansione riguarda il codice Isbn e la catalogazione dei volumi privi di barcode. La società dichiara di ottimizzare la logistica per permettere ai venditori su piattaforme come Amazon o Shopify di crescere in modo più intelligente, rapido e sicuro.

Se dietro tutto questo ci sia davvero Amazon non è dato saperlo, ma i magazzini destinatari hanno tutti accordi di partnership con il colosso statunitense, che peraltro non è nuovo all’acquisto di libri per allenare l’AI. Interpellata sulle dinamiche di Zoom Books e sui dubbi sollevati dai venditori europei nei forum della piattaforma, l’azienda ha risposto di acquistare libri attraverso canali commerciali per contribuire allo sviluppo e al miglioramento dei propri prodotti e servizi, aggiungendo di preferire non commentare oltre.

Fonte: TecnoAndroid

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