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Yansyn-X2, il robot cinese che piange a comando a Shanghai

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Un robot cinese capace di piangere quando glielo si chiede. Si chiama Yansyn-X2 ed è stato mostrato alla conferenza Inclusion di Shanghai, dove ha dimostrato di saper simulare il pianto umano facendo scendere una lacrima lungo il viso pochi istanti dopo la richiesta. Detta così sembra quasi una curiosità da fiera, eppure racconta bene una direzione precisa che una parte della robotica sta prendendo, sempre meno legata soltanto alla produzione e sempre più interessata al modo in cui le macchine si relazionano con le persone.

Per inquadrare la cosa conviene partire dal contesto. Oggi la robotica si concentra soprattutto sull’ambito produttivo e industriale, ed è lì che si gioca la partita più grande in termini di investimenti e applicazioni concrete. In questo scenario i robot umanoidi sono diventati tra i modelli più quotati del momento, anche grazie alle capacità che hanno raggiunto in tempi relativamente brevi.

Dalla fabbrica alle case, la robotica cerca un volto più umano

L’obiettivo principale resta quello di sostituire l’uomo nei compiti più gravosi, quelli faticosi, ripetitivi o semplicemente poco adatti a una persona. Accanto a questa strada però se ne apre un’altra, meno scontata e per certi versi più delicata. Si guarda infatti alla possibilità di costruire robot da compagnia, macchine più empatiche e dotate di un aspetto pensato apposta per entrare nelle abitazioni senza risultare fredde o respingenti.

È un cambio di prospettiva notevole. Un braccio meccanico in una catena di montaggio non ha bisogno di sembrare simpatico, deve solo funzionare. Un robot destinato a convivere con una famiglia invece deve anche farsi accettare, e qui entrano in gioco l’aspetto, i movimenti e soprattutto la capacità di comunicare qualcosa che somigli alle emozioni.

Esiste poi un altro versante, quello dei robot pensati per “intrattenere”, che osservando l’aspetto dato ad alcuni modelli è difficile non prendere in considerazione. Anche questo lato del settore prima o poi troverà un suo mercato, ma si tratta di un terreno piuttosto borderline che ha poco a che vedere con la tecnologia in senso stretto, ed è meglio lasciarlo da parte.

Come funziona la dimostrazione di Yansyn-X2

Il punto vero è un altro. Vedere una macchina che imita un sentimento accende inevitabilmente la curiosità, ed è proprio questo l’effetto che Yansyn-X2 ha ottenuto a Shanghai. Nel video della dimostrazione la scena è molto semplice. Qualcuno si rivolge al robot e gli chiede di piangere. Passa qualche istante e una lacrima comincia a scendere lungo la guancia, esattamente come accadrebbe a una persona commossa.

Sul piano del realismo il risultato non è ancora completo. Il resto del volto ricorda più una bambola che un essere umano in carne e ossa, anche se la fattura è davvero curata e i dettagli lasciano intuire un lavoro attento. Chi guarda il filmato non ha l’impressione di trovarsi davanti a una persona, ma nemmeno a un semplice manichino con qualche meccanismo nascosto.

Quello che colpisce di più, al di là della resa estetica, è la scelta stessa. Tra tutti gli aspetti dell’essere umano che si potevano riprodurre, gli sviluppatori di questo umanoide cinese hanno deciso di concentrarsi su uno dei più intimi e riconoscibili, il pianto. Un gesto che nelle persone è legato al dolore, alla commozione o alla gioia, e che in un robot diventa una risposta a un comando preciso. Ed è proprio questa scelta di emulare un tratto così umano a rendere Yansyn-X2 un caso interessante tra i modelli presentati alla conferenza Inclusion.

Fonte: TecnoAndroid

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