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Xiaomi ha ritoccato verso l’alto i listini di parecchi notebook venduti in Cina, con rincari che vanno dai 400 ai 700 yuan, cioè grosso modo tra i 50 e i 90 euro al cambio attuale. Non si tratta di un ritocco isolato su un singolo modello, ma di un movimento che attraversa buona parte del catalogo portatili dell’azienda, dalle serie più economiche fino ai prodotti presentati da poco. E, cosa che rende la faccenda ancora più interessante, è successo praticamente da un giorno all’altro, senza annunci né spiegazioni ufficiali.
I modelli coinvolti appartengono sia alla famiglia Redmi Book sia a quella Xiaomi Book. Nell’elenco compaiono Redmi Book Pro 14 2025, Redmi Book Pro 16 2025, Xiaomi Book Pro 14, Redmi Book 14 e 16 2026 e anche i più recenti Redmi Book Pro 14 e 16 2026. Insomma, il rincaro non ha risparmiato quasi nessuno, né le generazioni precedenti né quelle appena arrivate sul mercato.
Quanto sono saliti davvero i prezzi dei notebook Xiaomi
Qualche numero aiuta a capire l’entità del ritocco. Redmi Book Pro 14 2025 è passato da 6.799 a 7.299 yuan, quindi 500 yuan in più rispetto al giorno prima. Ancora più marcato il caso di Redmi Book Pro 16 2025, che dai 4.699 yuan precedenti è salito a 5.399, con un aumento secco di 700 yuan. Cifre che su un prodotto di fascia media pesano parecchio, soprattutto in un mercato competitivo come quello cinese dove i portatili Xiaomi hanno costruito la loro reputazione proprio sul rapporto tra specifiche e prezzo.
Anche i modelli del 2026 hanno seguito la stessa strada. Redmi Book Pro 16 2026 è passato da 7.399 a 7.899 yuan, mentre Redmi Book Pro 14 2026 è salito da 7.199 a 7.699 yuan. In entrambi i casi si parla di 500 yuan aggiuntivi, applicati a prodotti che erano stati messi in vendita da poco e che quindi, in teoria, avrebbero dovuto mantenere il listino di lancio ancora per un bel po’.
Perché i Redmi Book costano di più e cosa c’entrano i chip
Su questo punto Xiaomi non ha detto nulla. Nessun comunicato, nessuna nota che spieghi le ragioni dell’aumento dei prezzi, nessun chiarimento sul fatto che si tratti di una misura temporanea oppure di un nuovo listino destinato a restare. Chi segue il settore da vicino, però, propende decisamente per la seconda ipotesi, e la logica dietro questa lettura è piuttosto semplice da ricostruire.
Il sospetto più concreto porta alla crisi dei chip che sta stringendo l’intero comparto dell’elettronica di consumo. Le memorie e le GPU sono diventate sensibilmente più costose per via della domanda enorme generata dai data center dedicati all’intelligenza artificiale, e quando i componenti salgono di prezzo prima o poi qualcuno deve assorbire la differenza. In questo caso a farlo è il consumatore finale, che si ritrova a pagare di più lo stesso identico prodotto che fino a poche ore prima costava meno.
Il fenomeno riguarda per ora il mercato cinese, dove Xiaomi distribuisce la gamma completa dei suoi notebook. Resta il fatto che una decisione di questo tipo, presa in modo così rapido e trasversale, racconta parecchio della pressione che i produttori stanno subendo sulla catena di fornitura. Un ritocco da 400 a 700 yuan non è una manovra di posizionamento commerciale, è una reazione a costi che evidentemente sono cresciuti più in fretta del previsto.
Chi stava valutando l’acquisto di un Redmi Book o di uno Xiaomi Book in Cina si trova quindi davanti a un quadro diverso rispetto a poche settimane fa, con differenze che sul modello più colpito superano i 90 euro al cambio.
Fonte: TecnoAndroid








