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X, la causa contro gli inserzionisti torna in tribunale

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La battaglia legale di X contro un gruppo di inserzionisti non si ferma, nonostante l’accordo raggiunto poco tempo fa con un’importante associazione del settore pubblicitario. La piattaforma di Elon Musk ha deciso di rivolgersi al Quinto Circuito per ribaltare la decisione presa in primo grado da un giudice distrettuale, che aveva chiuso la porta alle sue richieste. L’accusa resta la stessa da mesi, cioè un presunto boicottaggio illegale ai danni del social network.

In un documento depositato ieri, gli avvocati di X hanno scelto parole nette. Parlano di un caso che riguarda “un boicottaggio di gruppo insolitamente sfacciato”. E aggiungono che questo comportamento avrebbe già catturato l’attenzione dei regolatori e del Congresso. Il ragionamento della piattaforma è semplice nella sua ambizione, cioè non esisterebbe alcuna ragione valida per bloccare il tentativo della vittima diretta di recuperare le enormi perdite economiche subite a causa di quel boicottaggio.

Cosa era successo in tribunale e il nodo dell’antitrust

Il punto di partenza di tutta questa vicenda è una sentenza arrivata a marzo. La giudice distrettuale Jane Boyle, del Distretto Nord del Texas, aveva respinto la causa stabilendo che gli inserzionisti non avevano commesso alcuna violazione delle norme antitrust. Una bocciatura pesante, che di fatto aveva spazzato via l’impianto accusatorio costruito da X. Da qui la scelta di non arrendersi e di portare la questione a un livello superiore, chiedendo al Quinto Circuito di correggere quella lettura dei fatti.

Nel frattempo, sul fronte degli accordi, qualcosa si è mosso. La scorsa settimana Musk ha chiuso un patto con la World Federation of Advertisers, ovvero il primo soggetto citato come imputato nella causa originaria. Un dettaglio che rende la situazione ancora più particolare, visto che la piattaforma tenta di rilanciare l’azione legale proprio mentre sceglie di chiudere i conti con uno degli attori principali finiti nel mirino.

La strategia di X sembra quindi muoversi su due binari paralleli. Da una parte l’accordo con l’associazione di categoria, dall’altra la volontà di tenere in piedi il contenzioso contro gli altri inserzionisti coinvolti. La società continua a presentarsi come parte lesa, quella che ha pagato il conto più salato di una scelta collettiva che, a suo dire, avrebbe avuto lo scopo di isolare economicamente la piattaforma togliendole entrate pubblicitarie in modo coordinato.

Il richiamo ai regolatori e al Congresso non è casuale. Serve a rafforzare l’idea che non si tratti di una semplice disputa commerciale tra privati, ma di una vicenda con implicazioni più ampie, capace di attirare occhi istituzionali. Ora la parola passa al Quinto Circuito, chiamato a decidere se dare nuova vita a un caso che il primo grado di giudizio aveva già archiviato.

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