Windows 11 si prepara a una vera e propria dieta per girare meglio sui computer con soli 8 GB di RAM, e Microsoft ha già messo nero su bianco che questa ottimizzazione della memoria è tra le priorità ingegneristiche per la seconda metà del 2026. Non si tratta di promesse vaghe. I lavori sono partiti e stanno già circolando nei canali Insider, dove chi prova le build in anteprima può iniziare a intravedere qualche cambiamento.
L’obiettivo è concreto. Un nuovo allocatore di memoria, un lavoro di rifinitura su componenti come WinUI 3 e una riduzione dei consumi di RAM da parte delle tecnologie basate su Chromium, in particolare il motore WebView2 che sta dentro parecchie app di sistema. Microsoft tiene a precisare una cosa importante: l’utente non dovrebbe accorgersi di nulla dal punto di vista del comportamento del sistema. Quello che cambia sotto il cofano è l’eliminazione di allocazioni inutili, un lavoro di pulizia sui servizi in background e una gestione più intelligente delle risorse. Nel frattempo l’azienda spinge gli sviluppatori a tenere d’occhio il consumo di memoria delle loro app, usando gli strumenti di diagnostica già presenti nell’SDK di Windows.
Perché 8 GB sono diventati un collo di bottiglia
Per anni gli 8 GB di RAM sono bastati e avanzati per l’uso di tutti i giorni. Oggi la storia è diversa. Processi sempre attivi, browser con una marea di schede aperte, client per le videochiamate, servizi cloud e funzioni di intelligenza artificiale integrate direttamente nel sistema operativo hanno cambiato le carte in tavola. Basta pensare a Edge o Chrome, capaci di divorare diversi gigabyte con qualche decina di tab aperte, mentre i servizi di sicurezza e sincronizzazione restano accesi senza sosta.
Quando la memoria fisica finisce, Windows si arrangia con il file di paging sul disco. E qui casca l’asino, perché i tempi di accesso al disco sono enormemente più lenti rispetto alla RAM vera e propria. Il risultato è un computer che diventa lento e macchinoso, soprattutto quando si fanno più cose insieme. Alleggerire il peso del sistema operativo e delle app integrate serve proprio a limitare il ricorso al pagefile e a mantenere tutto più scorrevole.
Il mercato della memoria condiziona anche le scelte software
C’è poi un motivo più commerciale dietro questa mossa. La corsa all’intelligenza artificiale ha spinto i grandi produttori di memoria come Samsung, SK hynix e Micron a dirottare buona parte della produzione verso le memorie HBM destinate agli acceleratori dei data center. Tradotto: meno DRAM convenzionale per PC e notebook, con prezzi schizzati alle stelle. Le analisi parlano di rincari già oltre il 50 per cento nel 2025 e ulteriori aumenti previsti nel corso di quest’anno, in certi casi vicini al raddoppio per alcuni moduli.
Micron, per dirne una, ha addirittura annunciato l’addio al mercato consumer con il marchio Crucial per concentrarsi sui clienti enterprise e AI. In uno scenario del genere ottimizzare Windows 11 per le configurazioni da 8 GB diventa una scelta strategica anche per chi produce hardware, che così può tenere competitivi i dispositivi entry-level senza costringere subito la gente a passare a 16 GB.
Attenzione però a non farsi troppe illusioni. Microsoft mette le mani avanti: queste ottimizzazioni non trasformano un PC da 8 GB in una macchina da 16 GB. Editing video, software CAD, macchine virtuali e carichi di lavoro legati all’AI continueranno a chiedere più memoria, punto. Quello che ci si aspetta è meno accessi al disco, un multitasking più fluido e una sensazione generale di maggiore reattività sui notebook economici e sui computer meno recenti.











