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Un nuovo aumento di prezzo per Disney+ sembra ormai questione di settimane, e sarebbe il quarto ritocco verso l’alto nell’arco di quattro anni. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore parlano di rincari che riguarderanno in prima battuta gli Stati Uniti, coinvolgendo anche Hulu, l’altra piattaforma della galassia Disney. Manca soltanto il comunicato ufficiale, quello che di solito arriva accompagnato dalle frasi di circostanza sul valore dell’offerta e sulla qualità dei contenuti.
L’ultimo aggiustamento dei listini risale all’autunno 2025, il che rende l’idea di quanto sia diventata rapida la cadenza. Secondo quanto trapelato, oltreoceano la formula con pubblicità passerebbe a circa 11 euro al mese, con un incremento del 4%, mentre il piano senza interruzioni pubblicitarie arriverebbe intorno ai 19 euro mensili, con una crescita ben più corposa del 13%. Numeri che, letti uno accanto all’altro, raccontano una strategia piuttosto chiara.
Perché il bundle diventa la scelta più conveniente
Il divario tra le due opzioni non nasce per caso. Con un rialzo così contenuto sul piano supportato dalla pubblicità e uno decisamente più marcato sulla versione premium, il bundle che unisce le due piattaforme finisce per diventare ancora più appetibile rispetto alla sottoscrizione singola. È una leva che le aziende dello streaming usano da tempo, spingendo gli abbonati verso pacchetti combinati oppure verso i piani con inserzioni, che garantiscono un doppio flusso di ricavi.
Anche la tempistica ha una sua logica. Gli annunci di questo tipo arrivano quasi sempre nel periodo che precede le festività, quando le giornate si accorciano e il pubblico tende a passare più tempo sul divano. Chi si abbona in autunno difficilmente disdice a dicembre, e questo le piattaforme lo sanno bene. È successo negli anni passati, sta succedendo di nuovo.
Cosa cambia per gli abbonati italiani
Per ora in Italia non è arrivata alcuna comunicazione, quindi i listini restano quelli attuali. L’abbonamento con pubblicità costa 5,99 euro al mese, il piano Standard si attesta a 10,99 euro mensili con uno sconto del 18% applicato per i primi sei mesi, mentre il piano Premium richiede 15,99 euro al mese, con una riduzione del 25% sempre valida per il primo semestre. Cifre che, almeno sulla carta, non sono ancora state toccate dal riassetto americano.
La storia recente, però, suggerisce che i mercati europei seguano con un certo ritardo le decisioni prese negli Stati Uniti. Non è una regola scritta, ma il copione si è ripetuto abbastanza volte da rendere lecito qualche sospetto. Chi sta valutando di attivare un abbonamento in vista delle serate invernali potrebbe quindi trovare un vantaggio concreto nel muoversi adesso, bloccando le condizioni attuali prima di un eventuale allineamento dei prezzi anche sul mercato italiano.
Un mercato dello streaming sempre più costoso
La dinamica non riguarda soltanto Disney. Praticamente tutti i grandi nomi dello streaming hanno ritoccato i propri listini negli ultimi anni, spesso con la stessa motivazione ripetuta parola per parola: servono risorse per continuare a investire in produzioni originali e mantenere alto il livello del catalogo. È il mantra del settore, quello che accompagna ogni comunicazione poco gradita agli utenti.
Quel che è certo è che il margine di manovra per chi guarda film e serie tv si sta riducendo. Tra rincari periodici, stretta sulla condivisione degli account e spinta verso i piani con inserzioni, l’idea originaria dello streaming come alternativa economica alla televisione tradizionale appare sempre più lontana dalla realtà dei listini odierni. L’annuncio ufficiale di Disney+ è atteso a breve e dovrebbe chiarire anche eventuali tempistiche per gli altri mercati, Italia compresa.
Fonte: TecnoAndroid








