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Truffe sui conti correnti: 1,8 milioni di vittime e 1,1 miliardi

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Le truffe sui conti correnti in Italia coinvolgono ormai una platea enorme di persone, e i numeri dell’ultimo anno lo mettono nero su bianco. Secondo una ricerca commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, le vittime sono state oltre 1,8 milioni, contando anche i tentativi che non sono andati a buon fine, per un danno economico complessivo stimato in più di 1,1 miliardi di euro. Lo studio è stato diffuso in concomitanza con il raggiro subito da Paolo Molesini, ex amministratore delegato di Fideuram, un caso che ha riportato l’attenzione su questa forma di crimine.

Parliamo quindi di un fenomeno tutt’altro che marginale, che prende di mira direttamente i risparmi depositati in banca. Le frodi ai danni dei correntisti non sono episodi isolati ma una realtà molto diffusa nel Paese, capace di generare perdite economiche enormi. L’indagine offre anche uno sguardo dettagliato su come agiscono i criminali e su chi finisce più spesso nella loro rete, con alcune sorprese.

Email, SMS e telefonate restano gli strumenti preferiti dai truffatori

Il canale più sfruttato è ancora la vecchia email falsa, che rappresenta il vettore d’attacco in oltre un terzo dei casi, per l’esattezza nel 36%. Subito dietro si piazzano gli SMS con il 34,4%, mentre al terzo posto compaiono le telefonate con il 28,8%. Completano la classifica dei primi cinque metodi i falsi siti web, fermi al 16%, e le altre app di messaggistica istantanea come WhatsApp e Telegram, che insieme arrivano all’11,2% delle situazioni.

Chi ha fatto due conti si sarà accorto che sommando queste voci si supera abbondantemente il 100%. Non si tratta di un errore ma del segnale di una tendenza sempre più diffusa e pericolosa, cioè quella di colpire la stessa vittima attraverso più canali contemporaneamente. Un messaggio può essere seguito da una chiamata, oppure una mail può rimandare a una pagina web contraffatta. A tutto questo si aggiunge l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, che i malviventi impiegano per rendere le comunicazioni più credibili, arrivando persino alla clonazione della voce.

Non sono gli anziani le vittime più colpite

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, le persone più avanti con l’età non sono il bersaglio principale. Il triste primato spetta alla fascia tra i 35 e i 44 anni, che registra un’incidenza del 6,2% a fronte di una media nazionale del 4,3%. In seconda posizione si trova una fascia ancora più giovane, quella compresa tra i 25 e i 34 anni, con il 5,1%. Un dato che ribalta lo stereotipo del pensionato ingenuo come preda ideale e mostra come i raggiri colpiscano soprattutto chi si trova nel pieno della vita lavorativa.

Altro aspetto rilevante riguarda il comportamento dopo l’inganno. Quasi una vittima su tre, il 32,8%, non presenta alcuna denuncia. Nella maggior parte dei casi, il 46,3%, la scelta dipende dal fatto che il danno economico subito è stato contenuto. C’è però anche una quota non trascurabile di persone, pari al 14,6%, che preferisce restare in silenzio per vergogna.

Fonte: TecnoAndroid

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