Chi si ritrova con il Wi-Fi lento di solito parte dalla stessa idea: spostare il router, cercargli un angolo migliore, magari metterlo al centro della casa lontano da muri spessi e mobili di metallo. È un consiglio che gira da anni e non è sbagliato, la posizione conta ancora. Solo che oggi, nella maggior parte delle case, non è più il fattore che pesa davvero sulle prestazioni della rete. Il vero nodo spesso è un’impostazione nascosta nel router che quasi nessuno va a controllare, e si chiama Airtime Fairness.
Il motivo è semplice da capire. Nelle abitazioni di oggi il numero di dispositivi collegati è esploso. Oltre a smartphone, computer e Smart TV ci sono videocamere di sorveglianza, prese intelligenti, assistenti vocali, lampadine, robot aspirapolvere, termostati e decine di piccoli accessori IoT. Tutta questa roba condivide lo stesso spazio radio, e proprio qui iniziano i problemi.
Perché la rete rallenta anche con la fibra veloce
C’è una confusione diffusa: molti pensano che un Wi-Fi lento dipenda dalla velocità della fibra o dell’ADSL. In realtà sono due cose distinte. La velocità della connessione Internet dice quanto rapidamente i dati arrivano dal provider fino al modem router. Il Wi-Fi invece gestisce il traffico tra il router e tutti i dispositivi di casa. Tradotto: puoi avere una fibra da 1 Gbps e sentire comunque rallentamenti durante una videochiamata o mentre guardi un film in streaming, perché il router sta smistando male decine di apparecchi collegati insieme.
Il punto è il tempo di trasmissione. In una rete wireless un solo dispositivo può trasmettere in un dato istante sullo stesso canale radio, gli altri aspettano il turno. Senza Airtime Fairness molti router danno a tutti più o meno le stesse opportunità di trasmettere. Sembra equo, ma non lo è. Uno smartphone con Wi-Fi 6 sposta centinaia di megabit al secondo nel tempo che serve a un vecchio dispositivo Wi-Fi 4 per mandare pochissimi dati. Risultato: gli apparecchi lenti occupano il canale più a lungo e frenano quelli moderni.
Con Airtime Fairness attivo il router assegna a ogni dispositivo lo stesso intervallo di tempo, non la stessa quantità di dati. Nel proprio turno uno smartphone recente trasferisce molto, un notebook moderno sfrutta tutta la sua velocità, una Smart TV riceve in fretta i dati per lo streaming e un vecchio sensore usa il suo spazio senza inchiodare il resto. L’idea non è punire i dispositivi datati, ma evitare che diventino il collo di bottiglia dell’intera rete.
Dove trovarla e quando conviene attivarla
La differenza si sente soprattutto nelle case piene di roba connessa: telecamere, prese smart, lampadine, termostati, assistenti vocali, console, notebook e smartphone recenti. Più dispositivi ci sono, maggiore il beneficio. In una casa con due o tre apparecchi collegati il cambiamento sarà minimo. Qualche eccezione esiste: se la rete è fatta quasi solo di dispositivi vecchissimi alcuni potrebbero rendere un po’ meno, e certi apparecchi IoT economici su router datati possono dare disconnessioni. In quel caso basta disattivare l’opzione e verificare.
Il nome cambia da produttore a produttore. Nelle impostazioni avanzate della rete wireless può comparire come Airtime Fairness, ATF, Wireless Airtime Fairness o Airtime Optimization. I router degli operatori telefonici spesso non danno accesso a questa voce, mentre modelli ASUS, TP-Link, AVM FRITZ!Box, Netgear, D-Link, Synology e altri la includono di frequente, anche se dipende dal modello. Su alcuni router recenti è già attiva di default e non si tocca. Attenzione a non confonderla con il QoS. Airtime Fairness gestisce il tempo che ogni dispositivo ha per trasmettere. Il QoS (Quality of Service) invece decide quali applicazioni o apparecchi hanno la priorità, ad esempio dando precedenza alle videoconferenze o al gaming rispetto a un download pesante. Lavorano su livelli diversi e possono convivere.











