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WhatsApp, addio su Android 6 e iOS 15.5: chi resta senza app

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Chi tiene ancora in tasca uno smartphone di qualche anno fa, di quelli che non ricevono aggiornamenti da un pezzo, rischia di ritrovarsi molto presto senza WhatsApp. Meta ha deciso di chiudere il supporto all’app su tutti i telefoni che girano con versioni del sistema operativo precedenti ad Android 6 e a iOS 15.5, e la cosa è stata messa nero su bianco sulle pagine del sito ufficiale dell’applicazione. Non si parla di mesi lontani, ma di una scadenza dietro l’angolo.

La dinamica è sempre la stessa e si ripete con una certa regolarità. Ogni tanto il team che lavora sull’app fa una selezione, guarda quali dispositivi sono rimasti indietro e li lascia fuori. Chi possiede un modello con un sistema operativo troppo vecchio, a un certo punto, apre l’applicazione e scopre che non funziona più.

Perché Meta abbandona i sistemi operativi più vecchi

La ragione principale ha a che fare con la sicurezza, e non è un dettaglio secondario. Un telefono che non riceve più patch correttive resta scoperto davanti alle vulnerabilità note, diventa un bersaglio comodo per eventuali attacchi e mette a rischio l’integrità dei dati di chi lo usa. Su un’app di messaggistica, dove passano conversazioni private, foto, documenti e numeri di telefono, il problema si moltiplica.

Poi c’è la questione tecnica, meno drammatica ma altrettanto concreta. I sistemi operativi datati non offrono le API più recenti, cioè gli strumenti che gli sviluppatori usano per costruire le funzioni nuove. Senza quelle basi, portare avanti le novità diventa un lavoro complicato, spesso pieno di soluzioni tampone che finiscono per rallentare tutto il resto. Tenere in vita il supporto per Android 6 e le versioni antecedenti, o per gli iPhone fermi prima di iOS 15.5, significherebbe scrivere codice diverso per pochi dispositivi ormai marginali.

Sviluppo più snello e costi sotto controllo

C’è anche un secondo motivo, meno raccontato ma che pesa forse quanto il primo. Ridurre il numero di dispositivi supportati permette a Meta di accorciare e semplificare la fase di test di ogni nuova versione di WhatsApp. Meno combinazioni da verificare, meno bug da rincorrere, cicli di rilascio più rapidi. Un lavoro di ottimizzazione che l’azienda considera una priorità dichiarata, anche sul fronte dei costi.

Che questa sia la direzione lo ha già dimostrato una decisione presa l’anno scorso, quando è stata archiviata l’applicazione nativa per Windows. Anche in quel caso la logica era la stessa, ossia concentrare le risorse su un numero più contenuto di piattaforme e smettere di mantenere in piedi versioni che richiedevano attenzione continua senza portare vantaggi proporzionati.

Per chi si trova con un telefono coinvolto, le opzioni sono limitate. Se il dispositivo permette un aggiornamento del sistema operativo a una versione pari o superiore a quelle indicate, il problema si risolve da sé. In caso contrario, l’unica strada è passare a un modello più recente, perché una volta scattato il blocco l’app semplicemente non si avvia più e non esiste un modo per aggirare il requisito.

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