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League of Legends, l’MMO è vivo: Riot lo chiama il Graal

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L’MMO di League of Legends esiste ancora, è vivo, e dentro Riot Games lo chiamano con un soprannome che dice parecchio sullo stato d’animo di chi ci lavora: il Graal. Non è una battuta buttata lì a caso, perché il progetto annunciato cinque anni fa ha attraversato cambi di squadra, silenzi lunghi e un’attesa che ha logorato parecchi giocatori. A rompere quel silenzio ci ha pensato Mark Merrill, cofondatore dello studio, che al PAX ha parlato con Kinda Funny Games e ha messo qualche punto fermo su una lavorazione che sembrava sparita nel nulla.

Il messaggio, in sostanza, è che il gioco è ancora in cantiere. Nessuna data, nessun trailer, nessuna promessa scritta col sangue, ma la conferma che le risorse ci sono e che il team continua a spingere. “Sappiamo quali sono le speranze e i sogni dei giocatori”, ha detto Merrill, aggiungendo che tutto dipende dalla capacità dello studio di trasformare quelle aspettative in qualcosa di concreto. Una frase che suona quasi come un’assunzione di responsabilità pubblica.

Perché Riot Games parla di Santo Graal

La metafora del Graal, spiegata da Merrill, è tanto colorita quanto onesta. In sostanza: molti valorosi cavalieri sono morti cercando il Graal, ma resta pur sempre il Graal, quindi tanto vale andarci comunque. Il senso è che un MMO ambientato nell’universo di Runeterra rappresenta l’impresa più rischiosa mai tentata dallo studio, quella con più probabilità di andare storta e, allo stesso tempo, quella che vale la pena rincorrere.

Merrill ha poi ammesso che coltivare questa mentalità su larga scala non è semplice. Coordinare un team enorme, tenere alto l’entusiasmo, non farsi schiacciare dal peso di un progetto così ambizioso: sono tutte cose che richiedono una gestione diversa rispetto a un titolo più contenuto. Nonostante questo, il cofondatore si è detto convinto che il lavoro stia procedendo bene e che il futuro sia, parole sue, incredibilmente radioso.

Lo scetticismo dei giocatori dopo il caso 2XKO

Il pubblico, però, non ha accolto le dichiarazioni con entusiasmo unanime. Sui social parecchi utenti hanno reagito con freddezza, e il motivo ha un nome preciso: 2XKO, il picchiaduro ambientato nel mondo di League of Legends. Quell’esperienza ha lasciato il segno e ha alimentato una diffidenza che ora si riversa anche sull’MMO.

Il timore più diffuso è tanto specifico quanto brutale. Diversi giocatori pensano che il gioco arriverà davvero sul mercato, ma che verrà chiuso dopo pochi mesi nel caso in cui i numeri non dovessero avvicinarsi subito a quelli di World of Warcraft. Un metro di paragone durissimo, forse persino ingeneroso, ma è quello con cui qualsiasi nuovo MMO viene misurato appena mette il naso fuori.

Non aiuta il clima creatosi attorno ad altre scelte recenti dello studio. La vicenda delle skin classiche a pagamento di League of Legends Classic, poi rimosse dopo le proteste della community, ha contribuito a rendere il rapporto tra Riot e i suoi giocatori più teso del solito. Quando la fiducia si incrina, ogni annuncio viene letto con la lente del sospetto, anche quando arriva direttamente da uno dei fondatori dell’azienda. Per ora resta questo: un progetto ancora in sviluppo, una metafora cavalleresca usata per descriverlo e una community divisa tra chi spera e chi si è già rassegnato. Quanto ai tempi, dallo studio non è arrivata alcuna indicazione.

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