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Chi conserva ancora una pila di custodie impolverate sa bene il problema: i giochi CD-ROM comprati tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila non hanno più un lettore in cui girare. I PC moderni hanno buttato fuori bordo i vani da 5,25 pollici in nome del flusso d’aria e dell’estetica, eppure quel disco resta la chiave di accesso alla gran parte dei titoli retail usciti fra il 1995 e il 2005. La buona notizia è che quei giochi si possono ancora far partire su Windows 10 e 11, a patto di mettersi lì con un po’ di pazienza.
Il primo ostacolo è l’hardware
Trovare un lettore CD interno nuovo oggi è complicato, ma un masterizzatore DVD RW esterno USB si compra senza fatica, costa poco ed è quasi sempre plug and play. Nella scelta conviene verificare che supporti il tipo di supporto della propria collezione, perché alcuni formati proprietari più vecchi hanno bisogno di velocità di lettura specifiche per funzionare come si deve. Dato che il CD è un formato precedente al DVD e quasi tutti i lettori DVD sono retrocompatibili, praticamente qualsiasi modello dovrebbe andare bene, ma due minuti di ricerca prima dell’acquisto non fanno male.
C’è anche la strada del recupero: se in cantina riposa un vecchio case desktop, dentro potrebbe esserci un’unità ottica ancora viva. Il punto dolente è il collegamento. Gran parte dei lettori d’epoca usa l’interfaccia Parallel ATA (IDE), mentre le schede madri attuali parlano solo SATA. Serve quindi un adattatore IDE to USB alimentato. Fattibile, ma non proprio comodo.
Prima di infilare qualsiasi disco nel lettore, vale la pena esaminarne la superficie dati sotto una luce forte. Oltre ai graffi, il nemico si chiama disc rot: microscopici forellini dove lo strato riflettente di alluminio si è ossidato e sbriciolato. Se mettendo il disco controluce si vedono puntini luminosi che filtrano dal lato dell’etichetta, come stelle, i dati in quei settori sono persi per sempre e il lettore non riuscirà a leggere i file di gioco.
Trasformare il disco in un file ISO
Questo passaggio è tecnicamente facoltativo, ma resta la mossa più sensata prima di andare avanti. Affidarsi al disco fisico a ogni sessione è rischioso, perché il supporto ottico si degrada e la rotazione continua consuma sia il disco sia il motorino dell’unità esterna. Molto meglio creare un’immagine, cioè un file ISO: una replica bit per bit del supporto, con struttura e dati incapsulati in un unico file sull’hard disk. I vantaggi sono due, l’archiviazione permanente al riparo dal deterioramento e caricamenti nettamente più rapidi, visto che un SSD legge a velocità incomparabili rispetto a un CD ROM 1x o 4x.
Per l’operazione serve un software dedicato. Windows sa montare e leggere le ISO come dischi virtuali, ma non sa crearle da un supporto fisico senza aiuto. Tra le opzioni ci sono ImgBurn e alternative open source come InfraRecorder. Un consiglio controintuitivo riguarda la velocità di lettura: più bassa è, meglio è, perché riduce gli errori e produce una copia più fedele. Attenzione anche al formato. ISO è il termine generico, ma i giochi in mixed mode, quelli che usavano il disco sia per i dati sia per tracce audio in qualità CD (audio Redbook), vanno salvati come BIN/CUE, così da preservare tracce e tempi e far suonare correttamente la musica di gioco.
Far girare il gioco su Windows moderno
La prima linea di difesa è la modalità compatibilità integrata in Windows, che imita l’ambiente di versioni come 95 o XP. Basta un clic destro sull’eseguibile, poi Proprietà e scheda Compatibilità, per emulare vecchie modalità colore, risoluzioni e privilegi amministrativi. Spesso risolve i mancati avvii, meno spesso i glitch grafici o i problemi di velocità legati alle vecchie istruzioni DirectX.
Quando gli strumenti nativi non bastano, entrano in scena i wrapper di terze parti. dgVoodoo 2 converte comandi Glide o DirectX 1 7 in chiamate DirectX 11 o 12, sistemando texture corrotte e permettendo l’upscaling ad alta risoluzione. ScummVM, invece, sostituisce del tutto l’eseguibile originale e usa i file dati del gioco su un motore moderno.
Per i titoli più testardi resta l’opzione radicale, la macchina virtuale. Con VMware Workstation o 86Box si installa una copia autentica di Windows 98 o XP in una finestra isolata, emulando hardware degli anni Novanta, schede Sound Blaster e acceleratori Voodoo compresi. Nessun livello di traduzione, nessun tentativo alla cieca: il gioco gira come nel 1999 perché, dal suo punto di vista, sta girando su un Pentium II nel 1999.








