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Wearable in calo nel 2026, ma i tracker senza schermo volano

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Il mercato degli indossabili chiude il secondo trimestre del 2026 con un segno meno davanti, un calo del 2% su base annua secondo le rilevazioni di Omdia, ma il numero complessivo racconta solo metà della storia. Sotto la superficie si muove qualcosa di più interessante, una specie di frattura che divide il settore in due direzioni opposte, con da un lato i dispositivi sempre più sofisticati e dall’altro quelli che rinunciano perfino allo schermo.

La fotografia scattata da Omdia mostra insomma un pubblico che sta cambiando idea su cosa debba fare un dispositivo da polso. Non c’è una tendenza unica, non c’è una sola strada. Ci sono due strade, e vanno in senso contrario. Da una parte gli smartwatch più evoluti guadagnano terreno, dall’altra crescono a ritmo impressionante i tracker senza display, che nell’ultimo anno hanno visto le spedizioni salire del 122%. Una cifra che parla da sola.

Gli smartwatch sportivi trainano, le smartband arretrano

Guardando i singoli segmenti, le spedizioni complessive di smartwatch sono cresciute del 6%. Il merito è quasi tutto dei modelli avanzati pensati per lo sport, quelli con sensori più raffinati, autonomia lunga e funzioni di allenamento serie. Chi compra un orologio intelligente oggi, sembra dire il dato, lo fa perché vuole qualcosa di specifico, non un generico assistente al polso. La conferma arriva dal rovescio della medaglia. Gli smartwatch di fascia bassa hanno perso il 3%, un arretramento contenuto ma significativo, perché racconta la difficoltà dei prodotti che stanno nel mezzo, senza una vera identità. Peggio ancora è andata alle smartband tradizionali, in flessione del 9%. Il braccialetto con schermino stretto e allungato, che per anni è stato la porta d’ingresso economica al mondo degli indossabili, sta perdendo appeal. Il motivo è abbastanza intuitivo. Chi vuole spendere poco per monitorare i passi e il sonno adesso ha un’alternativa che costa poco lo stesso ma toglie di mezzo la parte più fastidiosa, cioè la ricarica frequente e la distrazione di uno schermo acceso.

Il boom dei dispositivi senza schermo

Quel più 122% nelle spedizioni dei tracker privi di display è probabilmente il numero più eloquente dell’intero report di Omdia. Si tratta di dispositivi che rinunciano completamente all’interfaccia visiva e affidano tutto all’app dello smartphone, limitandosi a raccogliere dati in silenzio. Niente notifiche da guardare, niente quadranti da personalizzare, niente icone. Solo sensori.

È una filosofia diversa, quasi opposta a quella dello smartwatch che vuole diventare un piccolo computer al polso o al dito. E sta funzionando, almeno stando ai volumi. La crescita a tre cifre indica che una fetta di utenti non voleva davvero un altro schermo nella propria giornata, voleva solo i dati sulla salute e sull’attività fisica, raccolti senza pensarci. Il risultato è un mercato che si polarizza. Al vertice ci sono gli smartwatch avanzati per lo sport, prodotti costosi e specializzati, che continuano a trovare acquirenti disposti a investire. All’estremo opposto ci sono i tracker essenziali, che puntano su discrezione e semplicità. In mezzo, la fascia che una volta faceva i numeri grossi, quella dei dispositivi economici con display, arretra su entrambi i fronti.

Il calo generale del 2% registrato nel secondo trimestre del 2026, quindi, non descrive un settore in crisi quanto un settore che si sta riorganizzando, con categorie che si svuotano e altre che si riempiono in fretta. Gli smartwatch sportivi crescono del 6%, i tracker senza schermo più che raddoppiano, le smartband perdono il 9% e la fascia bassa degli orologi intelligenti scivola del 3%.

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