Waze raccoglie molti più dati sulla posizione di quanto la maggior parte degli automobilisti sospetti. Il nodo della questione riguarda soprattutto un dettaglio che spesso passa inosservato al momento dell’installazione, ovvero l’autorizzazione alla localizzazione impostata su “Sempre”. Con quella spunta attiva, l’app continua a fare il suo lavoro anche quando nessuno la sta guardando.
Il funzionamento è più esteso di quanto si immagini. Una volta concesso il permesso di localizzazione permanente, Waze registra non solo la posizione in tempo reale ma anche i percorsi abituali, la velocità di guida, gli indirizzi di casa e lavoro. A questi si aggiunge una lunga serie di metadati che poco hanno a che fare con la navigazione vera e propria, come il tipo di dispositivo utilizzato o il livello della batteria. Tutto questo accade anche quando l’app resta chiusa in background, senza che nessuno abbia aperto una mappa o cercato un indirizzo.
Cosa fa davvero l’app quando non viene usata
La spiegazione ufficiale gira attorno a un concetto piuttosto rassicurante, migliorare l’esperienza di chi guida. Funzioni come il traffico predittivo e i promemoria che avvisano quando conviene partire in anticipo si basano proprio su questo flusso continuo di informazioni. Il problema è che chi vorrebbe mettere la privacy davanti a tutto il resto si trova con poche armi a disposizione.
Prendiamo un paio di impostazioni che sembrano fatte apposta per tutelare l’utente. La modalità invisibile, per esempio, o la possibilità di disattivare la pubblicità personalizzata. Nessuna delle due interrompe davvero la raccolta dati. Semplicemente ne limitano la visibilità agli altri utenti e riducono l’utilizzo che ne fanno gli inserzionisti. I dati, però, continuano a essere acquisiti e conservati esattamente come prima.
Uno scambio che non tutti conoscono
Per circa 140 milioni di automobilisti ogni mese Waze rappresenta un copilota di cui è difficile fare a meno. Ed è proprio qui che nasce il paradosso, perché per molti di questi utenti lo scambio potrebbe anche sembrare equo. L’app è veloce, intelligente, capace di anticipare code e rallentamenti con una precisione notevole.
Quella precisione, però, ha un prezzo che si paga in dati di geolocalizzazione. È il flusso costante di posizioni a permettere all’app di sapere in tempo reale dove il traffico si sta bloccando, quali strade conviene evitare e quando avvisare che è meglio muoversi qualche minuto prima. Senza quella pioggia continua di informazioni, la magia del navigatore semplicemente non funzionerebbe allo stesso modo.


