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I robotaxi di Waymo hanno scelto Monaco di Baviera come porta d’ingresso nell’Unione Europea, con l’obiettivo di far salire i primi passeggeri paganti su vetture senza conducente entro la fine del 2027. La società di guida autonoma controllata da Alphabet, la stessa holding di Google, ha messo nero su bianco un piano che parte già nelle prossime settimane, anche se in una forma molto diversa da quella che i cittadini bavaresi si immaginano.
La scelta della città non è casuale. Monaco è uno dei cuori pulsanti dell’industria automobilistica europea, un posto dove la ricerca sulla mobilità è di casa da decenni, e la Germania si è dotata già dal 2021 di un quadro normativo che apre le porte alla guida autonoma. Due ingredienti che, messi insieme, rendono il terreno decisamente più fertile rispetto ad altre capitali del continente.
Prima le mappe, poi i passeggeri
Nessuna corsa commerciale all’orizzonte immediato. Le prime auto Waymo che circoleranno per le strade di Monaco avranno a bordo un conducente specializzato, con un compito preciso: realizzare una mappatura ad alta definizione della rete stradale e raccogliere dati sul traffico locale. Solo dopo questa fase preparatoria il sistema potrà essere adattato alle particolarità della città, dagli incroci alla segnaletica, passando per ciclisti e pedoni che si muovono con abitudini spesso lontane da quelle americane.
Il curriculum non manca. Waymo ha già portato i suoi veicoli sulle strade degli Stati Uniti, a Londra e a Tokyo, accumulando oltre 20 milioni di corse completamente autonome e più di 350 milioni di chilometri percorsi senza nessuno al volante. Numeri importanti, che però in Baviera si scontrano con una variabile poco presente in California: l’inverno. Neve, ghiaccio, asfalto scivoloso e strisce pedonali che spariscono sotto una coltre bianca rappresentano uno degli scenari più complicati per qualsiasi sistema di guida autonoma. Dimostrare che il software se la cava anche con aderenza ridotta al minimo sarà uno dei punti centrali della fase di test, prima di qualunque apertura al pubblico.
Il nodo delle autorizzazioni e la corsa degli altri
Sul fronte burocratico il lavoro è già avviato. Waymo sta dialogando con il Kraftfahrt-Bundesamt, l’autorità federale tedesca per i trasporti a motore, e con le amministrazioni regionali e locali per ottenere tutti i via libera necessari a un servizio commerciale vero e proprio. Il sostegno politico sembra esserci: Christian Hirte, sottosegretario parlamentare al ministero federale dei Trasporti, ha definito la guida autonoma “la chiave della mobilità del futuro”, aggiungendo che Berlino non vuole limitarsi a essere un mercato di sbocco per i veicoli autonomi, ma punta a diventare un luogo dove queste tecnologie nascono e vengono gestite.
Monaco, però, non sarà un campo di gioco riservato. Nei mesi scorsi anche Uber e la società israeliana Autobrains hanno annunciato un progetto per portare robotaxi nella città bavarese, con una filosofia diversa: rendere la tecnologia compatibile con veicoli di costruttori differenti, invece di legarla a una flotta proprietaria. Più a nord, ad Amburgo, Volkswagen continua a sperimentare la guida autonoma, per ora con conducenti di sicurezza seduti al posto di guida.
Il risultato è una concentrazione di progetti che sta trasformando Monaco in uno dei principali laboratori europei della nuova mobilità, con costruttori tradizionali, piattaforme digitali e aziende specializzate in intelligenza artificiale impegnate nella stessa gara: portare per primi sulle strade un servizio di trasporto senza conducente realmente aperto a tutti.










