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Chi si ritrova con decine di credenziali ripetute o troppo semplici potrebbe presto avere un aiuto inatteso, perché Chrome sta sperimentando una funzione che affida direttamente a Gemini il compito di cambiare le password al posto dell’utente. Non un semplice avviso di sicurezza come quelli che il browser mostra da anni, ma un intervento vero e proprio: l’assistente naviga da solo fino alle impostazioni del sito, completa la procedura e salva le nuove credenziali nel gestore integrato.
La novità è emersa dall’ultima build di Chrome Canary per desktop, la versione sperimentale del browser dove Google testa tutto ciò che non è ancora pronto per il pubblico. Attivando un flag nascosto chiamato Password change with Glic, il classico pulsante “Cambia password” viene sostituito da una formula molto più esplicita, “Cambia al posto mio”, accompagnata dall’icona di Gemini. Il concetto è chiaro: eliminare completamente il passaggio manuale, quello che di solito viene rimandato per settimane finché non arriva un problema serio.
Come dovrebbe funzionare il cambio password automatico
Va detto che non si tratta di un’idea nata ieri. Chrome dispone già di uno strumento capace di sostituire le password compromesse sui siti che lo supportano, quindi la base tecnica esiste. La differenza sta nel raggio d’azione: questa sperimentazione allarga il campo anche alle credenziali deboli o riutilizzate, non solo a quelle finite dentro un data breach. In pratica, un password manager che non si limita a segnalare il problema ma prova a risolverlo. I primi indizi del progetto erano comparsi nel codice del browser già nel 2024, segno che a Mountain View ci lavorano da parecchio tempo.
C’è però un dettaglio non trascurabile, e riguarda il fatto che al momento la funzione semplicemente non gira. Chi ha provato ad attivarla si è ritrovato Chrome bloccato sul messaggio “Tentativo di accesso in corso…” seguito da un errore secco. Fase embrionale, insomma, confermata anche dall’assenza del flag su Chrome Canary per Android. Un’implementazione stabile appare ancora lontana.
I dubbi tecnici sulla gestione affidata all’AI
Al di là dei bug attuali, restano perplessità di sostanza sul comportamento dell’automazione. Gli script che simulano la navigazione umana hanno sempre avuto difficoltà con i moduli di autenticazione fuori standard, quelli costruiti in modo personalizzato da singoli servizi, e ancora di più con i prompt di verifica a due fattori. Basta un passaggio non previsto e la procedura si interrompe a metà. Lo scenario peggiore è banale ma fastidioso: password modificata sul sito ma non aggiornata nel gestore, oppure il contrario, con l’account bloccato fuori.
Poi c’è il tema della fiducia, che non è secondario. Consegnare a un assistente basato su intelligenza artificiale il controllo delle chiavi d’accesso di posta elettronica, home banking e social richiede una solidità che, guardando ai precedenti sulla generazione automatica di password da parte dell’AI, non è ancora del tutto dimostrata. Il gestore password di Chrome custodisce dati sensibili, e ogni automazione applicata a quel livello moltiplica sia i benefici sia i rischi.
Se Google riuscirà a sistemare la parte tecnica, uno strumento del genere avrebbe un senso concreto soprattutto per chi utilizza la stessa combinazione ovunque, abitudine ancora diffusissima nonostante gli avvisi. Tra una funzione utile sulla carta e una funzione affidabile nell’uso quotidiano, però, la distanza è ancora ampia. Per ora chi vuole mettere ordine tra le proprie credenziali farebbe meglio a procedere manualmente, senza aspettare che Gemini arrivi a farlo al posto suo.










