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Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio Luna Rossa: 513 CV per 10 esemplari

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Dieci esemplari, un tema velico e un V6 biturbo da 513 cavalli: la Giulia Quadrifoglio Luna Rossa è la prima uscita della nuova divisione di progetti speciali di Alfa Romeo, e già dal nome si capisce dove voglia andare a parare. Serie ultra limitata, tutte le unità già vendute, e un prezzo stimato attorno alle 120.000 sterline, circa 138.000 euro. Non un modello destinato a cambiare i numeri del marchio, piuttosto un esercizio di stile costruito su una base che regge ancora benissimo.

Il contesto aiuta a capire la mossa. Alfa Romeo è un marchio con una storia enorme e un seguito affezionato, ma i volumi non seguono, anche per la mancanza di prodotti nuovi davvero convincenti. Servono auto nuove, questo è chiaro. Nell’attesa, però, c’è una strada più divertente: le serie in pochissimi esemplari. Da qui nasce Bottega Fuoriserie, l’officina dei progetti speciali, che oltre a cose molto più estreme come la 33 supercar ha in programma una sequenza di edizioni numerate basate su Alfa Romeo e Maserati esistenti. Perché sostenere un marchio in difficoltà quando se ne possono aiutare due insieme.

Aerodinamica e interni ispirati alla vela

L’abbinamento con la vela può sembrare curioso, ma Alfa è technical partner del team Luna Rossa, e di edizioni speciali a tema nautico ne sono già passate diverse, dalla BMW M760i ispirata a una barca finlandese del 2017 alle varie Volvo Ocean Race. La differenza è che una Giulia Quadrifoglio da 513 cavalli è tutta un’altra faccenda rispetto a un SUV diesel con un ripiano posteriore elegante.

Qui, soprattutto, non ci si è fermati a stemmi e finiture. La Giulia Quadrifoglio Luna Rossa ha ricevuto un lavoro aerodinamico vero, che secondo Alfa la rende la Quadrifoglio più efficiente dal punto di vista dei flussi: concetto un po’ vago, ma il senso è massimo carico aerodinamico con la minima resistenza. In pratica, un principio non lontano da quello di una barca da regata. Il pacchetto comprende canard sul paraurti anteriore, profili sottoscocca, alette sui minigonna e un’ala posteriore piuttosto vistosa che ricorda vagamente quella della prima Pagani Zonda. La vernice nera e argento opaco dovrebbe richiamare il ponte di un’imbarcazione.

Dentro, i sedili a guscio Sparco con scocca in carbonio sono rivestiti con un tessuto ispirato ai giubbotti di salvataggio, mentre l’inserto della plancia non è in carbonio ma ricavato da vele autentiche, con sopra il numero di serie dell’esemplare. Ne verranno costruiti dieci, undici contando la vettura di sviluppo numero zero. Su quel prototipo, va detto, si notavano parecchie imperfezioni: pezzi di rivestimento allentati, un pulsante di regolazione del sedile rimontato male, tessuti fissati alla buona con il velcro e i nuovi stemmi rossi già un po’ sbiaditi. Il tessuto grigio, però, ravviva davvero l’abitacolo, che per il resto è quello noto: un po’ datato e non solidissimo, ma ben disegnato e pieno di comandi fisici.

Al volante resta una supersedan vecchia scuola

Le modifiche aerodinamiche dichiarano 140 kg di deportanza a 300 km/h, valore impossibile da percepire su strada. A parte quello, nessun intervento meccanico rispetto alla Giulia Quadrifoglio di serie. Una delusione solo per chi non l’ha mai guidata, perché resta una supersedan sensazionale.

Il paragone con la nuova Audi RS5 è illuminante: sulla carta rivali, entrambe con V6 turbo, in realtà agli antipodi. La Giulia è analogica, di vecchia scuola. Lo sterzo è rapidissimo, senza rapporto variabile, semplicemente diretto, e ci si abitua in fretta. L’inserimento in curva e il controllo del rollio sono all’altezza di quella prontezza, con tutti i 513 cavalli scaricati sul solo asse posteriore attraverso un differenziale a slittamento limitato meccanico.

Fuori dalla modalità Race l’elettronica trattiene il motore prima ancora che intervenga il controllo di trazione. Inserendo Race si spengono tutti gli aiuti, scelta discutibile ma coerente con il carattere della vettura. Il retrotreno scivola in modo progressivo in uscita di curva, quasi come una Toyota GT86 di taglia grande, e la qualità di rotolamento resta buona per qualcosa di così sportivo. Il V6 biturbo da 2891 cc è potente e reattivo, un po’ ruvido nel timbro, enfatizzato dallo scarico Akrapovic. L’automatico a otto rapporti fa il suo, ma questa Giulia chiederebbe un manuale, offerto brevemente al lancio in versione a sei marce. Numeri di riferimento: 0 100 km/h in 3,9 secondi, 307 km/h di punta, 1660 kg, 227 g/km di CO2.

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