In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
La sonda Voyager 2 continua a viaggiare nello spazio profondo, e la NASA ha appena messo in campo una strategia che le regala almeno un altro anno di attività. Un risultato che sembra quasi impossibile, se si pensa che questa macchina vola tra le stelle da quasi mezzo secolo. Eppure eccola qui, ancora funzionante, ancora capace di parlare con la Terra da una distanza che fa girare la testa.
Le due sonde Voyager sono in viaggio da quasi 50 anni. Nate per esplorare i giganti gassosi del nostro sistema, hanno finito per spingersi ben oltre i confini che chiunque, all’epoca del lancio, avrebbe potuto immaginare. Oggi si trovano fuori dal sistema solare, in quella zona di confine dove il vento del Sole lascia spazio al mezzo interstellare. Numeri alla mano, Voyager 1 e Voyager 2 si trovano rispettivamente a 25,5 e a 21,4 miliardi di chilometri dalla Terra. Distanze così grandi che perfino la luce, per coprirle, ci mette parecchie ore.
Come si tiene in vita una sonda vecchia di quasi 50 anni
Il problema, in fondo, è sempre lo stesso e riguarda l’energia. Le Voyager sfruttano generatori che trasformano il calore prodotto dal decadimento radioattivo in elettricità, e ogni anno che passa quella riserva si assottiglia un po’. Meno corrente disponibile significa scelte difficili, perché non tutti gli strumenti scientifici a bordo possono restare accesi contemporaneamente. Da qui la necessità di gestire ogni singolo watt con una cura maniacale.
La NASA, per questo, ha adottato nuove strategie pensate proprio per allungare la vita operativa delle sonde. Si tratta di manovre delicate, quasi chirurgiche, che permettono di razionalizzare i consumi senza spegnere del tutto la parte scientifica della missione. L’obiettivo dichiarato è chiaro, tenere in funzione la strumentazione il più a lungo possibile, così da continuare a raccogliere dati preziosi da una regione dello spazio dove nessun altro oggetto costruito dall’uomo è mai arrivato.
Missioni che nessuno immaginava così longeve
Vale la pena ricordare cosa rappresentano queste due macchine. Progettate in un’epoca in cui la tecnologia era una frazione di quella odierna, hanno superato ogni limite e ogni ostacolo si trovassero davanti. Nessuno, ai tempi, avrebbe scommesso che avrebbero continuato a funzionare così a lungo, tanto meno che sarebbero arrivate a spedire informazioni dallo spazio interstellare.
Il lavoro fatto dagli ingegneri della NASA su Voyager 2 conferma quanto sia complicato mantenere in vita un veicolo tanto vecchio e tanto lontano. Ogni comando inviato impiega ore per raggiungere la sonda, e altrettante ne servono per ricevere la risposta. Una comunicazione lenta, fatta di pazienza e di calcoli precisi, dove non c’è margine per l’improvvisazione.
Con questa manovra la missione guadagna almeno dodici mesi in più. Un tempo che, per una sonda spinta oltre il sistema solare da quasi 50 anni, ha un valore enorme. Voyager 2 continua così il suo cammino silenzioso, portando avanti un’esplorazione iniziata quando buona parte delle persone che oggi la seguono non era ancora nata.










