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Vita sulla Terra: forse è nata due volte, non una

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La vita sulla Terra potrebbe non essere comparsa una volta sola, ma due, e in entrambe le occasioni partendo dallo stesso codice genetico comune. È un’idea che ribalta l’immagine più diffusa dell’origine della vita, quella di un unico evento fortunato, irripetibile, accaduto in un angolo di oceano primordiale e poi diffuso in tutto il pianeta. Se invece l’accensione fosse avvenuta due volte, il quadro cambia parecchio, perché significa che le condizioni chimiche del pianeta primitivo erano abbastanza favorevoli da consentire un secondo tentativo, non un colpo di fortuna irripetibile.

Il dettaglio del codice genetico condiviso è quello che pesa di più. Perché non racconta di due biologie aliene l’una all’altra, con alfabeti molecolari diversi e regole incompatibili, ma di due esordi che affondano le radici nello stesso sistema di istruzioni. In altre parole, la grammatica di base sarebbe la stessa, anche se il momento in cui la vita ha preso il via si sarebbe ripetuto. Una sfumatura tecnica, in apparenza. In realtà cambia il modo di leggere l’intera storia biologica del pianeta, e apre la porta all’idea che l’emergere di sistemi viventi sia meno improbabile di quanto si pensasse.

Il ruolo di un metallo rarissimo

C’è poi l’altro tassello, quello che sposta la discussione dalla biologia alla chimica pura. Per partire, la vita potrebbe essere dipesa da uno dei metalli più rari presenti sulla Terra, e anche uno dei più costosi oggi sul mercato. Un elemento che nella crosta terrestre si trova in quantità minime, praticamente introvabile se paragonato al ferro o al magnesio, e che tuttavia avrebbe avuto un peso decisivo nel far scattare le prime reazioni utili.

Il punto interessante è proprio questo squilibrio tra rarità e importanza. Un ingrediente presente in tracce che diventa indispensabile per l’intero processo, un po’ come una spezia che manca in cucina e senza la quale il piatto non viene. Le reazioni chimiche che precedono la biologia hanno spesso bisogno di elementi metallici capaci di funzionare da innesco, e quando quell’innesco è scarso, il tempismo e il luogo diventano tutto. Questo aiuta a capire perché l’origine della vita resti una delle questioni più spinose della scienza contemporanea, con ricostruzioni che continuano a essere riviste.

Perché la scoperta cambia le domande

Ragionare su una doppia comparsa della vita sulla Terra significa anche riformulare le domande che ci si pone guardando altrove nel cosmo. Se qui l’evento si è ripetuto, la probabilità che accada su altri corpi celesti con chimica simile smette di sembrare remota. È un passaggio logico che gli studiosi dell’origine della vita conoscono bene, e che negli ultimi anni ha guadagnato terreno man mano che sono aumentate le conoscenze sulle condizioni della Terra dei primissimi tempi.

Resta il nodo del codice genetico comune, che continua a essere l’aspetto più curioso dell’intera ricostruzione. Due inizi, un solo alfabeto. Una traccia che collega tutto il vivente a un patrimonio di istruzioni condiviso, anche quando la scintilla iniziale si è accesa in momenti separati. E accanto a questa traccia, un metallo raro e prezioso che, molto prima di finire nei circuiti e nei gioielli, avrebbe avuto il compito ben più antico di far muovere le prime reazioni da cui è nato tutto il resto.

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