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L’industria videoludica polacca resta una delle più grandi d’Europa, con 824 studi attivi e circa 14.600 persone impiegate, eppure i numeri raccontano una fase di frenata che non si vedeva da anni. A metterli in fila è il rapporto The Game Industry of Poland Report 2025 della Polish Agency for Enterprise Development, che conferma la Polonia tra i tre mercati più importanti del continente ma segnala per la prima volta un calo sia dell’occupazione sia dei ricavi.
Il confronto con gli altri Paesi aiuta a inquadrare la situazione. La Francia si ferma a circa 637 aziende con 15.000 addetti, mentre il Regno Unito viaggia su un altro piano con quasi 1.760 studi e circa 25.500 lavoratori. La Polonia quindi tiene botta in termini assoluti, ma il dato che pesa davvero è un altro: gli occupati nel settore sono scesi da circa 15.300 a 14.500 persone e 120 studi hanno semplicemente chiuso i battenti o lasciato il mercato.
Meno capitali, progetti ridimensionati
La causa principale, secondo gli analisti, va cercata nella crisi globale dell’industria dei videogiochi. Investitori ed editori sono diventati molto più cauti, l’accesso ai capitali si è ristretto e il risultato si è visto subito nelle scrivanie degli sviluppatori. Diverse realtà hanno tagliato l’ambizione dei propri progetti, scegliendo di concentrarsi sul completamento di quelli già avviati invece di aprirne di nuovi. Una strategia difensiva, comprensibile, ma che nel breve periodo comprime tutto.
Anche il fatturato racconta la stessa storia. I ricavi degli studi polacchi sono passati da 6 a 5,5 miliardi di zloty, vale a dire circa 1,3 miliardi di euro nel 2024 e poco meno di 1,25 miliardi nel 2025 tenendo conto dei tassi di cambio medi annuali. Il modello di business, però, resta quello di sempre: il 97% del giro d’affari arriva dalle esportazioni, segno di un settore costruito fin dall’inizio guardando fuori dai confini nazionali.
Meno titoli attesi su Steam e sostegni pubblici finiti
C’è un indicatore che più di altri fotografa il cambio di passo, ed è la presenza dei giochi polacchi tra i titoli più desiderati su Steam. Nel 2021 la Polonia era prima al mondo per numero di produzioni nella Top 200, con 38 giochi, davanti persino a Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Poi la discesa: circa 30 titoli nel 2023 e appena 12 nel 2025, con il Paese scivolato all’ottavo posto. Non è un dettaglio da poco, perché quella classifica è spesso il primo termometro di quanto un’industria riesca a intercettare l’attenzione del pubblico internazionale.
Sul fronte istituzionale, il rapporto mette in evidenza la riduzione dei finanziamenti pubblici. La maggior parte dei programmi nazionali di sostegno al settore si è conclusa alla fine di dicembre 2023, chiudendo un rubinetto che negli anni precedenti aveva avuto un ruolo tutt’altro che marginale per la crescita degli studi locali. Molti progetti erano nati proprio grazie a quei fondi.
La Borsa di Varsavia non è più la scorciatoia di una volta
Capitolo a parte merita il rapporto tra le società di videogiochi e il mercato azionario. La Borsa di Varsavia era diventata, negli anni del boom, una fonte di capitale piuttosto accessibile per chi voleva finanziare nuovi progetti. Oggi la situazione si è ribaltata: per molte aziende la quotazione rappresenta soprattutto un costo, a fronte di ritorni limitati. Nel 2025 le società videoludiche quotate sul mercato principale della Warsaw Stock Exchange erano 24, mentre altre 71 risultavano presenti su NewConnect, la piattaforma pensata soprattutto per piccole e medie imprese.
Resta il fatto che la Polonia continua a sfornare studi e titoli di rilievo, con una filiera consolidata che ha costruito la propria reputazione su produzioni capaci di competere ai massimi livelli. Il quadro delineato dal rapporto, però, descrive un settore che per la prima volta arretra su più fronti contemporaneamente: occupazione, fatturato, visibilità internazionale e sostegni finanziari.








