Il programma Golden Dome continua a prendere forma, anche se la sua complessità lascia intuire che serviranno ancora anni prima di vederlo completato del tutto. Eppure qualche passo avanti si vede già, e non è poco, soprattutto grazie all’apporto dei principali partner commerciali coinvolti nel progetto. L’ultima novità riguarda 18 nuovi satelliti pensati per individuare e seguire i missili balistici e, soprattutto, i missili ipersonici, con un obiettivo tanto ambizioso quanto chiaro: fermarli direttamente dallo spazio.
Qui sta il nodo della questione. A differenza dei missili balistici tradizionali, questi vettori possono cambiare traiettoria mentre sfrecciano a oltre cinque volte la velocità del suono. Una caratteristica che rende parecchio complicato prevederne il percorso e intercettarli in tempo utile. Gli Stati Uniti hanno deciso che la soluzione migliore fosse spostare lo sguardo verso l’alto, letteralmente. Non si tratta di abbatterli direttamente, almeno non con questi satelliti, ma di costruire una rete di occhi capaci di osservarli senza sosta, liberandosi dei limiti tipici dei radar terrestri.
I satelliti di L3Harris e i dati che guidano gli intercettori
A occuparsi della costruzione dei 18 satelliti sarà L3Harris Technologies, all’interno del programma Accelerated Missile Defense Tranche 3, meglio noto con la sigla AMDT3, tassello della futura architettura di Golden Dome. Grazie a questi apparati sarà possibile raccogliere informazioni con una precisione tale da poter guidare i sistemi di intercettazione. Gli addetti ai lavori usano un’espressione precisa per definire questa capacità, la chiamano “fire control quality data”, ovvero dati così accurati da consentire di colpire il bersaglio in tempo reale.
Come funzionano nel concreto? I satelliti sfrutteranno sensori a infrarossi a medio campo visivo. In pratica rileveranno il calore prodotto dai motori dei missili e li seguiranno anche nel momento in cui questi decidono di cambiare rotta. Vale la pena sottolineare che non si parte da zero. L3Harris aveva già messo a punto un satellite sperimentale nell’ambito del programma Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor, l’HBTSS. Con il nuovo contratto l’azienda arriva a superare quota 70 satelliti dedicati al tracciamento missilistico già ordinati, e cinque di questi risultano peraltro già operativi nello spazio.
Una rete a più livelli con lo spazio come pilastro fisso
Il senso di tutto questo va oltre i singoli satelliti. Il progetto Golden Dome punta a mettere in piedi una difesa strutturata su più livelli, dove satelliti, radar terrestri, navi, intercettori e sistemi di comando lavorano insieme come parti di un’unica grande rete. L’idea di fondo è che ogni sensore condivida immediatamente ciò che rileva con tutti gli altri componenti del sistema. In questo modo l’identificazione di una minaccia diventa rapida e, aspetto non trascurabile, avviene a costi contenuti.
La vera differenza, rispetto al passato, è che lo spazio smette di essere un elemento accessorio e diventa una componente permanente del sistema di allerta americano. Non più un supporto occasionale, ma una parte integrante e stabile dell’intera architettura difensiva. E i primi 18 satelliti destinati al tracciamento dei missili ipersonici rappresentano concretamente il primo passo in questa direzione, con L3Harris che si conferma tra i protagonisti principali di un programma ancora lungo da completare ma già ben avviato.


