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Ucraina, i dati AI di guerra finiscono al Regno Unito

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I dati AI di guerra raccolti dall’Ucraina sul campo di battaglia finiscono per la prima volta nelle mani di un paese straniero, e quel paese è il Regno Unito. Un passaggio non banale, perché parliamo di milioni di informazioni raccolte in oltre quattro anni di conflitto, usate dai militari ucraini per addestrare i modelli di intelligenza artificiale che riconoscono i bersagli russi. Londra le userà per rafforzare le proprie tecnologie difensive, e nel frattempo i due paesi metteranno in cantiere una serie di progetti comuni. L’accordo è stato firmato a Kiev dal Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e dal Primo Ministro britannico Andy Burnham. Sul tavolo, un patrimonio informativo che nessun laboratorio occidentale potrebbe ricostruire a tavolino, semplicemente perché nasce dall’esperienza diretta della guerra.

Milioni di rilevazioni da fotocamere e sensori

Dall’inizio dell’invasione russa, le forze ucraine hanno accumulato milioni di rilevazioni tramite fotocamere e sensori piazzati lungo la linea del fronte. Carri armati, artiglieria, fanteria, bersagli aerei. Dentro il pacchetto ci sono anche i droni Shahed e i droni da ricognizione impiegati dalla Russia, cioè esattamente le sagome che oggi contano più di ogni altra cosa in un contesto di difesa aerea.

Tutto questo materiale viene gestito dagli Avengers AI Labs, la struttura che si occupa di addestrare i nuovi modelli di intelligenza artificiale. Modelli che alimentano soprattutto il sistema DELTA, la piattaforma con cui i comandi ucraini prendono decisioni in tempo reale e individuano i bersagli nemici. Secondo il Ministro della Difesa ucraino, DELTA è in grado di analizzare oltre 100.000 stream video al mese e di identificare il 70% dei target avversari nelle immagini elaborate. Numeri che spiegano bene perché Londra abbia voluto un posto in prima fila. Il Regno Unito avrà quindi accesso al database degli Avengers AI Labs. L’uso previsto va oltre lo scenario strettamente militare, perché le informazioni serviranno anche a migliorare difesa e sicurezza nazionale su fronti più civili, dal controllo del traffico aereo fino ai sistemi ferroviari. Non è escluso che possano tornare utili per rilevare in anticipo eventuali droni russi, un tema che in Europa è tutt’altro che teorico.

Cosa mette sul tavolo Londra

Lo scambio non è a senso unico. In cambio dei dati, il Regno Unito sosterrà l’Ucraina mettendole a disposizione università, ricercatori e aziende tecnologiche di primo piano a livello mondiale. L’idea è permettere a Kiev di sfruttare l’esperienza britannica per accelerare lo sviluppo di soluzioni a problemi urgenti, quelli che sul campo non possono aspettare i tempi lunghi della ricerca accademica. Poi ci sono i progetti pilota, che sono la parte più concreta dell’intesa. Il primo riguarda la protezione delle basi militari da manifestanti e da chiunque cerchi di raccogliere informazioni riservate. Qui l’approccio è ingegnoso: combinando i dati ucraini con la tecnologia britannica, i cavi in fibra ottica interrati verranno trasformati in un enorme sensore basato su intelligenza artificiale. In pratica, infrastrutture già esistenti che diventano un sistema di allerta diffuso, senza dover installare nulla di nuovo in superficie.

Il secondo progetto guarda più lontano e riguarda i chip AI a basso consumo di nuova generazione, pensati per droni, robotica e sistemi autonomi. Il punto è l’autonomia energetica: componenti che consumano poco permettono a una macchina di restare operativa più a lungo, di reagire più rapidamente e di funzionare anche in ambienti ostili. Una tecnologia che, se funziona, potrebbe diventare la base di una generazione completamente diversa di sistemi intelligenti. L’intesa siglata a Kiev fa dunque del Regno Unito il primo partner esterno ammesso a questo archivio, in una collaborazione che unisce l’esperienza operativa ucraina alla capacità industriale e di ricerca britannica.

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