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Attraversare gli anelli di Saturno con diecimila sonde grandi quanto un biscotto, mettendo in conto di perderne buona parte lungo la strada: è questa l’idea finita sul tavolo della NASA, e non come esercizio di fantasia ma come studio finanziato. Il ragionamento di partenza è tanto semplice quanto spiazzante. Se il problema è che un veicolo spaziale costoso non può rischiare di sbriciolarsi contro un frammento di ghiaccio, allora forse la soluzione è smettere di proteggerlo e cambiare completamente scala, puntando su oggetti così piccoli e numerosi da rendere accettabile la perdita di una fetta consistente della flotta.
Il sistema solare resta un territorio che conosciamo molto meno di quanto ci piaccia raccontare, e i luoghi più interessanti sono spesso anche i più ostili. Saturno, con la sua struttura di anelli che lo rende il pianeta più riconoscibile in assoluto, è l’esempio perfetto di questo cortocircuito. Attraversare quegli anelli significherebbe raccogliere dati direttamente sul posto, non da lontano, non per deduzione. Solo che portare a termine un’operazione del genere con gli strumenti tradizionali è complicato, rischioso e costosissimo.
Il programma NIAC e i 18 progetti scelti
L’idea arriva dal NASA Innovative Advanced Concepts, il programma che l’agenzia usa per tenere in vita le proposte ancora lontanissime dal diventare missioni operative. Non si tratta di progetti pronti al lancio, tanto meno di piani già approvati. Sono studi preliminari, ipotesi che vengono messe alla prova sulla carta per capire se abbiano un senso fisico e ingegneristico prima ancora di parlare di budget veri.
Nel 2026 il programma ha selezionato 18 progetti, ognuno dei quali può ricevere fino a circa 150.000 euro per nove mesi di ricerca. Cifre modeste se paragonate a quelle di una missione interplanetaria, ma sufficienti per verificare la solidità di un concetto e capire se valga la pena spingersi oltre. È il classico primo gradino, quello dove la maggior parte delle proposte si ferma e qualcuna, ogni tanto, prosegue.
Cosa sono i femtosat e perché sono così piccoli
Il progetto che ha attirato più attenzione riguarda una costellazione di 10.000 femtosat. Il termine indica satelliti minuscoli, con una massa inferiore ai 100 grammi. Meno di una mela, per rendere l’idea. Oggetti che, presi singolarmente, hanno capacità ridottissime rispetto a una sonda tradizionale, ma che ragionando come sciame cambiano completamente le regole del gioco.
La logica è quella della ridondanza spinta all’estremo. Se qualche centinaio di femtosat viene distrutto durante l’attraversamento degli anelli di Saturno, la missione non si ferma. Continua con quelli rimasti. Nessun ingegnere passerebbe notti insonni per la perdita di un dispositivo da meno di 100 grammi, mentre la stessa cosa non si può dire di una sonda costruita in anni di lavoro e miliardi di investimento.
L’obiettivo dichiarato non si limita agli anelli. La costellazione dovrebbe esplorare anche l’atmosfera del pianeta e la sua magnetosfera, tre ambienti diversi che oggi richiederebbero strumentazioni separate e traiettorie studiate al millimetro. Distribuire migliaia di sensori su un’area enorme permetterebbe di ottenere misurazioni simultanee da punti diversi, qualcosa che una sonda singola, per quanto sofisticata, non potrà mai fare perché si trova sempre in un posto solo alla volta.










